A Caltagirone col naso all'insù.

Fino al 25 Ottobre a Caltagirone, Fornace Hoffmann, mostra di fotografie e sculture “Incontriamo l’Astronomia. 30 giorni con l’infinito”.

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Comunicato stampa

Dal 26 settembre al 25 ottobre 2009 la mostra
“Incontriamo l’astronomia. Trenta giorni con l’infinito”

Sarà inaugurata alle 19 di sabato 26 settembre, nella sala espositiva dell’ex Fornace Hoffman (in passato fornace industriale destinata alla produzione di laterizi, oggi suggestivo esempio di recupero ai fini museali di un sito produttivo dismesso), la mostra “Incontriamo l’astronomia. Trenta giorni con l’infinito”, di Franco e Ignazio Grosso – promossa dalla Galleria fotografica “Luigi Ghirri” di Caltagirone con il patrocinio del Comune e dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica).
La mostra – curatori Sebastiano Favitta e Attilio Gerbino – si concluderà il 25 ottobre.
In occasione della proclamazione, da parte dell’ONU, dell’Anno Internazionale dell’Astronomia – IYA2009 –,  la Galleria “Ghirri” aderisce a questo prestigioso evento attraverso la presentazione del lavoro fotografico e artistico dei fratelli Franco e Ignazio GROSSO. I due astrofili siciliani da decenni osservano e riprendono fenomeni e corpi celesti e realizzano interessanti opere in ceramica policroma, presenti anche in questa mostra, che accompagnerà i visitatori in un avvincente viaggio, lungo trenta giorni, alla scoperta dei segreti dell’astronomia.
“Astri, costellazioni e cieli infiniti, meccanismi incommensurabili del grande apparato universale – sottolineano Favitta e Gerbino – divengono i protagonisti – oggetti e soggetti – dell’interesse di questa coppia di astrofili e artisti che, alla stregua degli antichi sacerdoti dediti all’osservazione astrale dall’alto delle possenti ziggurat mesopotamiche, ci catturano e ammaliano con questi scatti aperti sull’altra metà del paesaggio, quel cielo notturno solo in apparenza precluso ai più ma in realtà pronto a svelare i propri tesori agli osservatori più curiosi. Il cielo come contraltare della terra, geografia di punti luminosi e arcani dai nomi che sovente e immancabilmente rimandano ai miti antichi: dei, semidei ed eroi dalle ascendenze divine danzano e disegnano forme e figure che ancora, oggi come allora, governano le nostre piccole vite, monadi infinitesimali di fronte all’infinito siderale.
Quanti poeti, scrittori, filosofi e artisti – proseguono Favitta e Gerbino – si sono smarriti in suggestioni, hanno cercato ispirazione o – cosa ancor più preziosa – si sono interrogati sul senso della vita guardando al cielo? Difficile fornire una risposta. Forse è più semplice seguire il corso dei pensieri senza lasciarsi sopraffare dalle dimensioni di scale e distanze universali che solo a stento possiamo contenere nei pur infiniti orizzonti della nostra mente. L’arte ci viene in soccorso e con essa l’innato desiderio di esprimere l’ineffabile che si muove appena sopra le nostre teste. Basta solo alzare lo sguardo e perdersi per ritrovarsi”.

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