Cava d'ispica

La Cava d’Ispica è un complesso preistorico di grotte, scavate lungo la valle di un torrente localizzato tra i comuni di Modica e Ispica.

Il calcareo tavolato ibleo è fittamente inciso da una miriade di valli e profonde gole, alcune aperte altre con pareti a picco, che in questa zona si chiamano “cave”.

La più suggestiva ed interessante delle numerose cave della Sicilia Orientale è sicuramente Cava d’Ispica: una strettissima vallata che si estende per circa 13 Km., nel territorio dei comuni di Modica, Ispica e Rosolini.

La Cava è solcata da un ruscello, in questi ultimi anni quasi sempre in secca, chiamato Pernamazzoni nel corso superiore e nell’inferiore Busaitone.

La morfologia della Cava, a forma di gola, il tenero calcare, la posizione facilmente difendibile, la vicinanza del mare, hanno contribuito a rendere questo luogo stupendo uno dei maggiori complessi rupestri della Sicilia, denso di paesaggi pittoreschi e selvaggi che portano le molteplici tracce dei vari stati evolutivi dell’uomo, attraverso i secoli, dall’ eneolitico fino a tempi molto vicini ai nostri.

La visita

La visita alla cava comprende due settori. Il primo, nella zona nord, tra Modica lspica, è visitabile a partire dall’Ufficio della Sovrintendenza (seguire indicazione Cava d’lspica). Consiste di una zona recintata e facilmente visitabile ed una zona più a nord, in cui i “monumenti” sono disseminati nel territorio e sono difficilmente identificabili e raggiungibili. Per questo motivo si consiglia una visita guidata.

Il secondo settore si trova ad lspica ed è stato organizzato per le visite. E’ denominata Parco della Forza.

Cava d’lspica – In quest’area si trova una catacomba di epoca paleocristiana (IV-V sec.) imponente per il numero di sepolture (464 tombe), denominata Larderia da Ardeia, ricco di acqua. L’ingresso principale si trovava alla fine dell’attuale percorso da dove si snoda la “navata centrale”, lunga 35,6 km. Le due ali laterali sono state aggiunte in seguito.

La visita segue il profilo di una parete rocciosa. Superati (in alto sulla parete a sinistra) la Chiesa di S. Maria ed il Camposanto, si giunge alle Grotte Cadute, un complesso abitativo a più piani. Il passaggio da un livello all’altro era reso possibile da buchi aperti nel soffitto (e dotati di tacche scavate nella roccia che fungevano da gradini) dai quali venivano calate corde e pertiche che potevano essere ritirate in caso di pericolo.

Di fronte all’ingresso della zona recintata, oltre la Provinciale, una strada permette di raggiungere la Chiesa rupestre di S. Nicola e la Spezieria, chiesetta arroccata sullo sperone roccioso. Il nome, di derivazione popolare, è ricollegabile alla presunta presenza di un monaco che preparava medicamenti con le erbe. La chiesa consiste di due ambienti: la zona presbiteriale, triabsidata e decentrata rispetto alla navata.

Riprendendo la macchina e percorrendo la Provinciale in salita fino alla prima traversa a sinistra  si arriva a Baravitalla.

Il pianoro, ora disseminato di muretti a secco, è il sito su cui sorgeva il nucleo abitato e dove si trovano i resti della chiesa bizantina di S. Pancrati (sulla sinistra, recintata). Poco oltre, una traversa sulla sinistra permette di raggiungere la zona ove sono ubicati gli altri luoghi d’interesse (difficilmente raggiungibili se non accompagnati): la Tomba a finti pilastri, con doppio ingresso in antis e la Grotta dei Santi, un ambiente rettangolare con resti di affreschi lungo le pareti (si intravvedono le aureole dei personaggi raffigurati).

Ritornando sulla Provinciale in direzione di Cava d’Ispica si può vedere (sempre se accompagnati) la Grotta della Signora, forse una fonte d’acqua sacra di origini antichissime. Alle pareti si trovano alcuni graffiti sia di epoca preistorica che paleocristiana (svastiche e croci).

Andando invece verso lspica, nella zona centrale della cava, sussiste il cosiddetto Castello, un suggestivo nucleo abitativo “a più piani” abbandonato solo negli anni ’50 (molto difficile da raggiungere, per indicazioni precise si consiglia di rivolgersi a chi effettua la visita guidata, si veda sopra).

Parco della Forza – Si trova ad Ispica. E’ l’area d’insediamento più antico ed è frequentata fin dal neolitico. In epoca medievale, il pianoro che sovrasta la cava viene fortificato, diviene una vera e propria cittadella con al centro il cosiddetto Palazzo Marchionale, di cui si indovina parte della planimetria. Alcuni ambienti conservano il pavimento originale in formelle di calce cotta dipinta. Il fortilizio comprendeva anche alcune chiese, tra le quali L’Annunziata, che presenta, sul pavimento, 26 fosse sepolcrali. La grotta chiamata Scuderia, perchè destinata a tale uso dall’epoca medievale, conserva resti di graffiti equestri.

Un’idea dell’importanza dell’insediamento può essere data dalle cifre: prima del sisma del 1693 circa 2000 persone vivevano nella cittadella e 5500 nelle cave.

Il monumento più singolare è sicuramente il Centoscale, una lunghissima scalinata sotterranea (240 gradini intagliati nella roccia) che scende a 45° e per 60 m penetrando nel fianco della collina fino a raggiungere il fondovalle sotto il letto del fiume. Il cunicolo, di datazione incerta, era stato ideato per l’approvvigionamento idrico soprattutto nei periodi di siccità. Cento schiavi (da cui il nome) appostati lungo la scala, raccoglievano l’acqua che filtrava dal letto del fiume (e nel punto finale la scala era 20 m sotto il livello dell’acqua) e la passavano nei secchi fino alla superficie.

Fuori dal parco (per visitarla chiedere ai custodi) si trova anche S. Maria della Cava, chiesetta rupestre con resti di affreschi stratificati.

Il mulino ad acqua

A pochi passi dalla cava si trova il Mulino Cavallo di Ispica.

Si tratta di una settecentesca struttura, funzionante ad acqua, completamente restaurata. Qui sembra che il tempo si sia fermato in uno spaccato di vita comune.

Riportato all’antico splendore della prima metà del XVIII secolo dall’appassionato lavoro della famiglia Cerruto, il mulino ad acqua “Cavallo d’Ispica” è tornato a far vivere antichi ricordi.

Le pale, spinte dall’armonioso gioco dall’acqua del Busaidone, hanno rimesso in moto l’antico mozzo e, come una volta, il grano diventa farina sotto l’incedere instancabile delle macine in pietra.

Le grotte, scavate nella roccia, mostrano ancora i segni della vita del passato: la casa del mugnaio ricavata nella roccia, i suoi attrezzi collezionati con passione, la stalla ed il fienile conservano intatti sapori, profumi e tradizioni locali. Ma è soprattutto negli utensili e negli antichi, poveri arredi, che si manifestano l’ingegno e la dedizione al lavoro del popolo Modicano.

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