La Destra in Sicilia e in Italia – Intervista a Nello Musumeci

[fonte]

di Lorenzo Gugliara

Il convegno che si è svolto a Taormina ha sancito la vostra appartenenza alla coalizione di governo. Cosa rappresenta questo per La Destra?
Il movimento ha ribadito una scelta già fatta nel 2007. IL nostro movimento è nato alla presenza del presidente Berlusconi per essere forza di governo e forza di coalizione e per essere un valore aggiunto nel centro destra. Fu il veto di Fini che costrinse Berlusconi a lasciarci fuori dalla coalizione. A Taormina il presidente del consiglio ha riconosciuto quell’errore, ci ha chiesto scusa ed ha ribadita la volontà e la necessità che la destra torni a fare parte della coalizione. Quindi con il nostro convegno di Taormina  si chiude una fase fatta di discriminazione, di veti incrociati e se ne apre un’altra che dovrà vederci impegnati all’interno del centro destra e con ruoli di responsabilità dai piccoli comuni al governo nazionale.

Come vede Misumeci il futuro del governo regionale. Che margini ci sono di sopravvivenza?
C’è grande incertezza a Palermo perché una regola essenziale della democrazia è che chi vince va a governare e chi perde sta all’opposizione. Al governo regionale, purtroppo, chi ha perso sta a governare e chi ha vinto, almeno una parte, sta all’opposizione. Ritengo che la spinta riformista che il presidente Lombardo ha dato all’inizio stia approdando ad una deriva fatta di incomprensioni, fatta di stallo fatta di improduttività. Avrebbe fatto bene dal mio punto di vista a prendere atto che non ha più la maggioranza del centro destra per la quale chiese ed ottenne il consenso degli elettori siciliani e dare invece la parola ai cittadini perché tornare alle urne significa riportare chiarezza in un quadro politico che sembra assolutamente incomprensibile sotto l’aspetto della geografia politica.

Fini ha da poco creato il suo partito, Fli. Quali sono le sue riflessioni alla luce del passato che la vide lasciare nel momento di massimo splendore per lei e per i suoi amici?
Ricordo che quando lasciai Alleanza Nazionale mi diedero del pazzo. Ero il deputato europeo più votato in Italia ritengo di potere dire che avevo davanti a me una carriera ragionevolmente facile ed invece me ne andai per difendere la mia dignità e la mia coerenza. Oggi mi verrebbe voglia di dire che il tempo mi ha dato ragione. Già allora Fini sembrava molto preso di se in una politica delle contraddizioni assolutamente disarmante . Al di là della sorte futura del partito di Fini, io ritengo che nella vita la coerenza sia uno degli elementi essenziali per essere credibili. Il processo evolutivo di una forza politica è inevitabile ma dal processo evolutivo alla mutazione antropologica ne corre. La destra italiana è stata interessata da una mutazione antropologica e questo non è comprensibile ne giustificabile sul piano storico e su quello politico per cui io che da 40 anni sto a destra so di essere in una posizione di lineare coerenza. Quanto alle polemiche con Fini, ognuno ha fatto le proprie scelte. A lui auguro tutta la fortuna che merita. Io credo di potere guardare negli occhi la gente per avere detto quello che pensavo e per avere fatto quello che ho detto.

Scordia ha bisogno di un rilancio in termini amministrativi e politici. Cosa pensa del sindaco Angelo Agnello, espressione del suo movimento?
Il sindaco è frutto  della coalizione del centro destra ed è espressione della città. Io non ho mai fatto interferenza alla vigilia delle elezioni nel momento in cui Angelo Agnello che è un uomo senza partito, perché uno spirito libero ed autonomo e amico mio, si candidò alla guida della città. Lo sento vicino a me ma questo non significa che io possa o debba intervenire per condizionare il suo operato. Gli do qualche consiglio poi dipende da lui accettarlo o meno.
Angelo Agnello ha trovato un comune disastrato sta pagando responsabilità che non sono sue e nessuno può pensare che in un momento in cui tutti gli enti locali vivono sull’orlo del dissesto a Scordia con la bacchetta magica si possa risollevare una città che era in uno stato comatoso e piano piano sta riprendendo il proprio cammino. C’è bisogno di tutti, c’è bisogno anche di me che ho debiti di gratitudine nei confronti di questa città che considero anche la mia città di adozione. Ho dato a questa città tantissimo quando ero nelle condizioni di potere dare, continuo a dare in termini di attenzioni e di proposte con il mio gruppo politico, i miei consiglieri e sono convinto che entro qualche anno il periodo più buio Scordia lo avrà già alle sue spalle. Cui vuole anche tanta partecipazione popolare e mi auguro che gli scordiensi tornino a fare appieno il mestiere di cittadini senza rassegnazione e diffidenza. Se il pubblico ed il privato si ritrovano sul terreno della scommessa sono convinto che Scordia può vincere questa sfida e può tornare ad essere quella piccola capitale dell’economia agricola come lo fu negli anni ’60 e ’70.

Cosa farà da grande Nello Musumeci?
Non guardo al mio futuro perché impossibile programmarlo. Dico che ho fatto l’ufficiale e sto adesso facendo il soldato per mia scelta. So fare l’uno e so fare l’altro. Ma sono pronto ad assumere qualunque ruolo e responsabilità se questo dovesse essere utile al mio territorio e alla città di Scordia. Non soffro di astinenza di potere perché non conosco il potere. Il potere è il governo senza doveri.

Se dico provincia cosa le viene in mente?
La provincia l’ho inventata e l’ho servita e mi auguro che la provincia dimostri maggiore presenza in questo territorio più di quanto non abbia fatto sinora.

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