(Catania) La Camera di Commercio fa il punto della situazione

Immutata la voglia di impresa In crescita quelle delle costruzioni e “non classificate” ma che producono

La crisi a Catania perdura, anche se le cifre drammatiche del 2009, annus horribilis, sembrano essere finalmente scomparse dalle statistiche del mondo imprenditoriale. Il terzo trimestre del 2010 rivela una realtà in chiaroscuro: nonostante il perdurare degli effetti della crisi economica, la “voglia” di fare impresa resta immutata. Tutti e tre i trimestri 2010 hanno fatto registrare un costante saldo positivo tra imprese nate e cessate, all’indirizzo quindi di una tendenza alla crescita del tessuto imprenditoriale catanese. Tra i settori portanti dell’economia del territorio etneo, l’unico che ha registrato un tasso di crescita positivo nel terzo trimestre è stato quello delle costruzioni, con 91 imprese nate contro 79 cessate.
L’altro settore, che poi un vero settore non è, bensì una categoria di imprese che cresce, ed anche in misura considerevole, è quello delle imprese così dette non classificate, ovvero che, allo stato, non risultano aver dichiarato l’inizio dell’attività.
E’ questo, in estrema sintesi, il ritratto stilato stamattina dal presidente della Camera di Commercio Pietro Agen e dal direttore generale Alfio Pagliaro. Un’analisi dell’economia locale elaborata grazie allo studio della natalità e mortalità delle imprese elaborato dagli uffici camerali con la supervisione del segretario generale. “I segnali di ripresa esistono, ma dobbiamo essere onesti: è solo un pizzico di ottimismo in una situazione che rimane ancora buia – commenta il presidente Agen- Il secondo e il terzo trimestre del 2010 disegnano un ulteriore miglioramento. Cresce il numero delle società di capitale. Le aziende si stanno modernizzando, stanno comunque crescendo”.
Ma veniamo ai numeri: i segnali di ripresa economica (aumento del volume delle esportazioni, rallentamento della emorragia di posti di lavoro) incoraggiano l’intraprendenza di quanti puntano sulle proprie capacità, facendo così registrare anche per il terzo trimestre un saldo positivo tra imprese nate e cessate di ben 599 unità: specificatamente si sono avute 1.547 imprese registrate contro 948 cessate.
L’indice di sviluppo imprenditoriale nel terzo trimestre è stato dello 0,59%, grazie ad un tasso di natalità di 1,52%, superiore al tasso di mortalità, fermatosi a 0,93%.
La sommatoria dei valori nei tre trimestri, ovvero nel periodo gennaio/settembre, fa registrare un totale di 5.043 imprese nate e di 3.783 imprese cessate.
Il tasso di natalità è stato del 4,9%, il tasso di mortalità del 3,7% per un tasso di sviluppo di 1,2% che, in valore assoluto, significa una crescita del tessuto imprenditoriale di 1.260 unità.
Per quanto il terzo trimestre confermi la crescita del tessuto imprenditoriale, l’analisi dei dati per settore economico ci mostra un quadro in chiaroscuro, ovvero, al di fuori delle metafore, si intravedono motivi di fiducia ma anche diversi campanelli d’allarme.
Infatti, tutti i principali settori economici, anche nel terzo trimestre, hanno subito una flessione, registrando un maggior numero di imprese che hanno chiuso i battenti rispetto a quelle che hanno aperto, seppur in misura minore rispetto al primo e al terzo trimestre precedente, fatta eccezione per l’agricoltura nel secondo semestre.
Tra i settori portanti dell’economia catanese, l’unico che ha registrato un tasso di crescita positivo nel terzo trimestre è stato quello delle costruzioni, con 91 imprese nate contro 79 cessate.
L’altro settore, che poi un vero settore non è, bensì una categoria di imprese che cresce, ed anche in misura considerevole, è quello delle imprese così dette non classificate, ovvero che, allo stato, non risultano aver dichiarato l’inizio dell’attività.
Di questa categoria di imprese, nel terzo trimestre, si registrano 913 imprese nate, a fronte di 110 imprese cessate.
Spiega il segretario generale Pagliaro: “Potrebbe trattarsi di un modo per attendere che la crisi si attenuti e che si presenti l’occasione giusta per trovare il buon affare. Oppure, e purtroppo ci sono forti possibilità che si tratti di questo, siamo di fronte ad imprese che si cancellano e si trasformano in inattive per eludere il fisco. Se così fosse, ci troveremmo a dei casi di “illegalità legalizzata”
Quali sono, in definitiva, i dati confortanti?” La natalità delle imprese nei tre anni è costante ed è sopra quota 1.200 imprese, – conclude Pagliaro – segno, questo, di una estrema vitalità del tessuto imprenditoriale catanese; le imprese cessate, fatta eccezione per il 2009, non sono superiori alle mille unità. Questo elemento si ritiene indicativo della fiducia che hanno gli imprenditori nella loro capacità di tenuta del mercato, resistendo nell’attuale momento di crisi”.
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