Alcune questioni aperte per gli abitanti di Mineo

Noterelle

di Gino Bonaviri

Alcuni mesi fa alcuni frammenti dell’anello di pietra che cinge l’orologio centrale della piazza sono caduti improvvisamente sugli scalini della scala esterna del Municipio, destando l’interesse di quanti hanno assistito a quella caduta.
Come in tutti i piccoli comuni la notizia ha fatto subito il giro del paese. Il Sindaco ha disposto che tutto il prospetto del palazzo del Comune che va dalla piazza Vespri alla casa di Cafiso venisse recintato onde ovviare a eventuali altre cadute di pietre con tutte le conseguenze che queste avrebbero potuto provocare. Rapidamente abbiamo visto sorgere una impalcatura, che per la sua grossolanità ha finito per conferire alla piazza tutta l’aspetto di una masseria di campagna. Si aspettava che il Sindaco e la sua Amministrazione avrebbero risolto la questione entro un mese, ma non è stato così e l’impalcatura è rimasta al suo posto e non si sa quale futuro la aspetta. Non sappiamo quanto è costata come non sappiamo quanto costa ogni giorno che passa. Restando al suo posto anni, come pare che sia, finirà col mangiarsi tutte le finanze del Comune. Come definire l’atteggiamento di inerzia che caratterizza le prese di posizione dell’Amministrazione o di qualche altro ente interessato alla soluzione di tale problema? Come definirlo se non spreco di risorse?

Le stesse osservazioni si dovrebbero fare per quello che riguarda il restauro del palazzo del Comune. Da più di tre anni un’enorme impalcatura cinge da ogni lato i prospetti del palazzo e non si capisce perché i lavori di restauro non hanno mai fine. Tranne il prospetto che guarda verso piazza Vespri, tutto il resto giace immobile in una visuale d’indifferenza e di inerzia da esasperare chi è destinato solo a contemplare. Non si sa che cosa è successo con le ditte appaltatrici, come non si sa come vengono portati avanti i lavori. La loro lentezza è tale da far pensare che occorrano numerosi anni prima di arrivare alla fine. Quanto costa tale impalcatura? Chi ne paga le spese? Prima ancora dovremmo sapere quanti operai vi lavorano. C’è chi dice che vi lavorino tre o quattro operai. Ci sarebbe da domandarsi quanti soldi furono stanziati per il restauro, se questo era volto soltanto al restauro dei prospetti o se era rivolto alla ristrutturazione delle strutture interne, che certamente presenteranno segni di logoramento dato il lungo tempo che è passato dal giorno in cui furono costruite. Infatti la costruzione del palazzo, voluto dalla baronessa Desiata De Parisio per onorare la memoria della figlia Angela morta in giovane età, ha oggi la veneranda età di quattro secoli.
Non si sa nulla in merito. I poveri cittadini, che per la carta costituzionale dovrebbero essere sovrani, vivono la loro sovranità senza vista. Sono riguardati soltanto in periodi elettorali, quando li si accarezza con tante promesse, per poi rilanciarli nel buio più pesto. Sarebbe giusto che il nostro Sindaco ci informasse sulle tante problematiche che investono il nostro Comune.

In ultimo un’altra noterella che dovrebbe stare a cuore particolarmente a chi ha in mano le responsabilità delle tante vicende umane che coinvolgono i cittadini. Qui è tutto in bilico. La mancanza di lavoro e di prospettive ha spinto tanti giovani a andare via. La prospettiva è solo una: andare via. Basti pensare che nel 1880 emigrarono in America circa tremila cittadini e che altrettanti ne emigrarono negli anni ‘50 verso la Svizzera. Quelli che restano sono anziani pensionati costretti, molti, a vivere con pensioni da fame. La vita sta diventando sempre più complessa e più cara. Se un cittadino dovesse venire a trovarsi – come nel caso del redattore di queste note, che attualmente è in grado di pagare le imposte comunali e le paga regolarmente – obiettivamente in condizione di non poter più pagare le imposte comunali, l’acqua, la spazzatura o l’Ici, in che modo il Comune potrebbe venirgli incontro? Ha il Comune un suo pensiero umano e sociale da mettersi nei panni di chi non può pagare i servizi comunali? Per esempio il legislatore ha stabilito che il famoso Tarsu si può pagare anche in base ai metri quadri della casa e non soltanto in base alla spazzatura prodotta, una scelta criminale che può mettere in difficoltà quel cittadino solo, che produce mezzo chilo di scorie al giorno ma che vive in un castello di duemila metri quadri, e vive con una pensioncina. Questo discorso si deve fare anche per tutte le famiglie che hanno sempre pagato, cioè che hanno fatto sempre il loro dovere e che a un certo punto della loro vita si trovano in condizione di non poter pagare. Per tali cittadini ci vuole la sferza o la solidarietà umana? Non si capisce perché tutti i comuni non vengono a una conferenza nazionale per affrontare tale problematica e darvi una soluzione degna.

dicembre 2010

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