Le richieste di Confcommercio Sicilia al governo regionale per il 2011

AGEN SU REGIONE: “Per la ripresa della Sicilia servono scelte coraggiose”

di Maurizio Giordano

2010.12.30 – In un momento di crisi e di difficoltà socio-economiche che investono l’Italia come tutta l’Europa, abbiamo raccolto le considerazioni, sempre puntuali ed acute, del presidente di Confcommercio Sicilia, dott. Pietro Agen che continua ad analizzare le condizioni, lo stato, della Regione Sicilia, prospettando, però, le possibili vie d’uscita, nei vari settori, da una crisi che investe ormai tutti i siciliani. Occorre però far presto e soprattutto operare alcune scelte coraggiose. Ecco l’analisi, le richieste ed i consigli al Governo regionale del dott. Agen. “Come Confcommercio Sicilia – spiega il presidente regio nale – siamo fermamente convinti che, nonostante tutte le difficoltà, ci sia ancora spazio per una ripresa ed in questo senso vogliamo essere ottimisti. Ma è chiaro che affinchè la ripresa ci possa essere servono alcune scelte coraggiose”.

Qual è la prima cosa che dovrebbe affrontare la Regione Siciliana?
“Sicuramente la Regione dovrebbe affrontare, in una logica diversa, il problema dei precari, infatti la politica delle stabilizzazioni a tappeto e del mantenimento di una linea che serve solo a creare illusioni di fatto, sta vanificando le possibilità di crescita della Regione. Invece di ridurre il personale regionale (abbi
amo più dipendenti della regione Lombardia) si pensa a stabilizzare i precari, illudendoci che questo crei dei posti di lavoro ed invece frena solo lo sviluppo. Si creano dei posti falsi impedendo che nascano quelli reali. Noi diciamo alla Regione che quelle somme dirottate per la stabilizzazione del precariato vengono tolte allo sviluppo dell’Isola”.

Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei, il Governo regionale?
“Dovrebbe concentrarsi sulla realizzazione delle grandi opere, su quelle infrastrutture che, mancando, rendono non competitivo il prodotto Sicilia. Invece di stabilizzare de
i precari per non far niente, andiamo a costruire le strade, andiamo ad investire nelle ferrovie, a trovare le risorse per lo sviluppo del turismo e del sistema aeroportuale siciliano”.

Quale rischio corre in questo momento la Sicilia?
“Il rischio che corriamo, ignorando grandi opere e non rendendo competitivo il prodotto Sicilia, è quello di una battaglia tra poveri, infatti negli ultimi tempi il presidente della Regione proprio sul miglioramento delle infrastrutture nell’Isola è stato spesso contraddittorio, ha assunto una posizione politica poco intelligente. Non è infatti dividendo la Sicilia, creando le guerre di camp
anile Catania contro Siracusa, Ragusa contro Enna, che si risolvono i problemi. Credo che questo sia il retaggio di un vecchio modo di far politica, bisogna invece portare avanti un progetto dove ben venga l’investimento sull’aeroporto di Comiso, ma deve essere, in quel caso, un investimento non infrastrutturale, ma fare in modo che le compagnie low cost atterrino a Comiso, come fanno altri aeroporti in altre regioni d’Italia. L’aeroporto di Comiso deve puntare essenzialmente sul low cost e poi occorre investire fortemente sulla realizzazione di una rete di comunicazione che colleghi Comiso non solo a Catania, ma anche all’agrigentino. Smettiamola, quindi, con le barzellette come quella dell’aeroporto di Enna o di Agrigento, facciamo un piano strategico ed in questo è indiscutibile che il grande aeroporto della Sicilia, destinato a diventare anche intercontinentale, è Catania. Però  bisogna creare un polo low cost che vada ad insistere sulla zona di Ragusa e quindi Comiso e poi ci dovranno essere anche alcuni voli di linea”.

Parlando di infrastrutture e di collegamenti nell’isola non possiamo non parlare di autostrade e ferrovie…
“Prima ho parlato di aeroporti, ma la stessa cosa potrebbe dirsi sulle linee ferroviarie veloci, per la Catania-Palermo, diventata strategica, non entro nel merito dei progetti, se meglio quello dello stato o del presidente Lombardo, l’importante è fare e presto. Non possiamo rimanere così e poi c’è il problema delle autostrade, facciamole a pagamento, ma facciamole bene, la Catania-Palermo è più interruzioni che autostrada e poi c’è il caso della Ragusa-Catania
, arteria fondamente, come di grande importanza è il completamento del cerchio con la Ragusa-Agrigento e con l’Agrigento-Trapani. Solo così ci sarà una viabilità in grado di reggere uno sviluppo turistico siciliano. Da qualche tempo continuiamo a chiedere alla Regione Sicilia infrastrutture ed investimenti produttivi ed in risposta abbiamo stabilizzazioni, precariato, formazione fantasma. Esattamente il contrario di quello che le imprese vogliono”.

In campo turistico cosa chiede Confcommercio Sicilia alla Regione?
“Lo abbiamo detto più volte: un investimento intelligente in materia di turismo. Abbiamo invece tante persone che spendono somme, ma manca il progetto globale, ci vuole una centrale unica che lanci il prodotto Sicilia e soprattutto ci voglion
o accordi con i vettori per portare il turismo. Invece di sprecare soldi per pseudo convegni, pseudo fiere ed eventi ed invece di fare vacanze per il mondo che non portano un passeggero, occorre un progetto scientifico, occorre riunirsi, parlare ed insieme creare un progetto unitario turistico. Mi chiedo: è così difficile?”.
“Infine
– conclude il dott. Agen – vorrei sottolineare la questione che la Sicilia è la Regione che manda in pensione persone che non avrebbero maturato il diritto di farlo, se non intervenisse a loro sostegno la legge 104 che per assistere parenti anziani o disabili prevede una serie di agevolazioni. In Sicilia la legge 104 consente non solo di sfruttare alcuni permessi, ma addirittura di uscire dal mondo del lavoro a 50 anni. L’età media dei dipendenti regionali che vanno in pensione è di 53 anni (basta avere accumulato 25 anni di servizio). Nonostante è stato detto più volte di voler affrontare la questione, nulla finora è stato fatto per bloccare le pensioni facili, non si interviene sulla legge 104 e così la Sicilia rischia di affondare prima del tempo. Vorremmo, francamente, che si mettesse fine a questa follia, dimostrando coraggio nel modificare alcune norme della legge 104”.

AGEN SU REGIONE: “Per la ripresa della Sicilia servono scelte coraggiose”

20 DICEMBRE 2010 – In un momento di crisi e di difficoltà socio-economiche che investono l’Italia come tutta l’Europa, abbiamo raccolto le considerazioni, sempre puntuali ed acute, del presidente di Confcommercio Sicilia, dott. Pietro Agen che continua ad analizzare le condizioni, lo stato, della Regione Sicilia, prospettando, però, le possibili vie d’uscita, nei vari settori, da una crisi che investe ormai tutti i siciliani. Occorre però far presto e soprattutto operare alcune scelte coraggiose. Ecco l’analisi, le richieste ed i consigli al Governo regionale del dott. Agen. “Come Confcommercio Sicilia – spiega il presidente regio nale – siamo fermamente convinti che, nonostante tutte le difficoltà, ci sia ancora spazio per una ripresa ed in questo senso vogliamo essere ottimisti. Ma è chiaro che affinchè la ripresa ci possa essere servono alcune scelte coraggiose”.

Qual è la prima cosa che dovrebbe affrontare la Regione Siciliana?

“Sicuramente la Regione dovrebbe affrontare, in una logica diversa, il problema dei precari, infatti la politica delle stabilizzazioni a tappeto e del mantenimento di una linea che serve solo a creare illusioni di fatto, sta vanificando le possibilità di crescita della Regione. Invece di ridurre il personale regionale (abbi amo più dipendenti della regione Lombardia) si pensa a stabilizzare i precari, illudendoci che questo crei dei posti di lavoro ed invece frena solo lo sviluppo. Si creano dei posti falsi impedendo che nascano quelli reali. Noi diciamo alla Regione che quelle somme dirottate per la stabilizzazione del precariato vengono tolte allo sviluppo dell’Isola”.

Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei, il Governo regionale?

“Dovrebbe concentrarsi sulla realizzazione delle grandi opere, su quelle infrastrutture che, mancando, rendono non competitivo il prodotto Sicilia. Invece di stabilizzare de i precari per non far niente, andiamo a costruire le strade, andiamo ad investire nelle ferrovie, a trovare le risorse per lo sviluppo del turismo e del sistema aeroportuale siciliano”.

Quale rischio corre in questo momento la Sicilia?

“Il rischio che corriamo, ignorando grandi opere e non rendendo competitivo il prodotto Sicilia, è quello di una battaglia tra poveri, infatti negli ultimi tempi il presidente della Regione proprio sul miglioramento delle infrastrutture nell’Isola è stato spesso contraddittorio, ha assunto una posizione politica poco intelligente. Non è infatti dividendo la Sicilia, creando le guerre di camp anile Catania contro Siracusa, Ragusa contro Enna, che si risolvono i problemi. Credo che questo sia il retaggio di un vecchio modo di far politica, bisogna invece portare avanti un progetto dove ben venga l’investimento sull’aeroporto di Comiso, ma deve essere, in quel caso, un investimento non infrastrutturale, ma fare in modo che le compagnie low cost atterrino a Comiso, come fanno altri aeroporti in altre regioni d’Italia. L’aeroporto di Comiso deve puntare essenzialmente sul low cost e poi occorre investire fortemente sulla realizzazione di una rete di comunicazione che colleghi Comiso non solo a Catania, ma anche all’agrigentino. Smettiamola, quindi, con le barzellette come quella dell’aeroporto di Enna o di Agrigento, facciamo un piano strategico ed in questo è indiscutibile che il grande aeroporto della Sicilia, destinato a diventare anche intercontinentale, è Catania. Però  bisogna creare un polo low cost che vada ad insi stere sulla zona di Ragusa e quindi Comiso e poi ci dovranno essere anche alcuni voli di linea”.

Parlando di infrastrutture e di collegamenti nell’isola non possiamo non parlar e di autostrade e ferrovie…

“Prima ho parlato di aeroporti, ma la stessa cosa potrebbe dirsi sulle linee ferroviarie veloci, per la Catania-Palermo, diventata strategica, non entro nel merito dei progetti, se meglio quello dello stato o del presidente Lombardo, l’importante è fare e presto. Non possiamo rimanere così e poi c’è il problema delle autostrade, facciamole a pagamento, ma facciamole bene, la Catania-Palermo è più interruzioni che autostrada e poi c’è il caso della Ragusa-Catania, arteria fondamente, come di grande importanza è il completamento del cerchio con la Ragusa-Agrigento e con l’Agrigento-Trapani. Solo così ci sarà una viabilità in grado di reggere uno sviluppo turistico siciliano. Da q ualche tempo continuiamo a chiedere alla Regione Sicilia infrastrutture ed investimenti produttivi ed in risposta abbiamo stabilizzazioni, precariato, formazione fantasma. Esattamente il contrario di quello che le imprese vogliono”.

In campo turistico cosa chiede Confcommercio Sicilia alla Regione?

“Lo abbiamo detto più volte: un investimento intelligente in materia di turismo. Abbiamo invece tante persone che spendono somme, ma manca il progetto globale, ci vuole una centrale unica che lanci il prodotto Sicilia e soprattutto ci voglion o accordi con i vettori per portare il turismo. Invece di sprecare soldi per pseudo convegni, pseudo fiere ed eventi ed invece di fare vacanze per il mondo che non portano un passeggero, occorre un progetto scientifico, occorre riunirsi, parlare ed insieme creare un progetto unitario turistico. Mi chiedo: è così difficile?”.

“Infine – conclude il dott. Agen – vorrei sottolineare la questione che la Sicilia è la Regione che manda in pensione persone che non avrebbero maturato il diritto di farlo, se non intervenisse a loro sostegno la legge 104 che per assistere parenti anziani o disabili prevede una serie di agevolazioni. In Sicilia la legge 104 consente non solo di sfruttare alcuni permessi, ma addirittura di uscire dal mondo del lavoro a 50 anni. L’età media dei dipendenti regionali che vanno in pensione è di 53 anni (basta avere accumulato 25 anni di servizio). Nonostante è stato detto più volte di voler affrontare la questione, nulla finora è stato fatto per bloccare le pensioni facili, non si interviene sulla legge 104 e così la Sicilia rischia di affondare prima del tempo. Vorremmo, francamente, che si mettesse fine a questa follia, dimostrando coraggio nel modificare alcune norme della legge 104”.

MAURIZIO GIORDANO

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