A ciascuno la sua Sicilia – percorsi turistici nell'Isola

Itinerari storici – culturali – archeologici della regione Sicilia

L’archeologia, le architetture barocche, i castelli medievali, i musei. Quattro percorsi diversi che portano il turista a contatto di alcune tra le tante componenti del patrimonio culturale della Sicilia.

ARCHEOSICILIA
Centro dei traffici fenici, sede di antiche colonie greche, granaio dell’impero romano: sin dai tempi remoti la Sicilia ha accolto generosa popoli e civiltà di cui rimangono splendide vestigia, tesori archeologici da scoprire in un suggestivo percorso della memoria che tocca un’archeologia insolita, meno battuta dai grandi flussi turistici.

LOCALITA’ VISITATE: Catania Taormina Lentini Siracusa Piazza Armerina Gela Agrigento

1° GIORNO: Catania by night
Arrivo a Catania e sistemazione in hotel. Dopo cena, tour della città.

2° GIORNO: Resti romani a Catania e Taormina
Colazione e partenza da Porta Uzeda per visitare il Teatro romano e l’Odeon. A seguire, la bizantina S. Maria della Rotonda e l’Anfiteatro. Sosta in una tipica pescheria catanese. Trasferimento a Taormina e visita del suo splendido Teatro greco-romano, di Palazzo Corvaja e del Duomo Normanno. Cena e pernottamento a Catania.

3° GIORNO: Lentini ed il Parco archeologico di Siracusa
Dopo la prima colazione vi dedicherete al Museo Archeologico di Lentini, custode di resti d’epoca classica ed ellenistica. Si prosegue per Siracusa, per visitare il Parco Archeologico della Neapoli, l’antico quartiere di Ortigia, il Duomo costruito sul tempio di Atena, i resti del Tempio di Apollo, che è il più antico in Sicilia e la fonte Arethusa. Cena e pernottamento a Siracusa.

4° GIORNO: I mosaici di Piazza Armerina
Colazione e partenza per Palazzolo Acreide per visitare i resti della greca Akrai.
Si prosegue per la Villa Romana del Casale a Piazza Armerina con i celebri mosaici pavimentali. Infine raggiungerete l’Antiquarium di Aidone e la zona archeologica di Morgantina. Sistemazione a Caltagirone e cena.

5° GIORNO: Le mura timoleontee di Gela e S. Maria dei Greci di Agrigento
Prima colazione e partenza per Gela. Il Museo Regionale conserva antichi reperti; vedrete le rovine delle terme e le fortificazioni nel Parco di Capo Soprano. Ad Agrigento visiterete il Museo Archeologico Regionale e la Chiesa di S. Maria dei Greci. Cena e pernottamento ad Agrigento.

6° GIORNO: I resti della civiltà greca e punica, Selinunte e Castelvetrano
Colazione e visita alle Cave di Cusa, un tempo sfruttate per edificare Selinunte; ammirerete templi e necropoli. Visita alla necropoli fenicia di Castlvetrano. A Marsala, infine, scoprirete i resti di una nave da guerra punica.



7° G IORNO: Le vestigia fenicie a Mothia e i mosaici di Solunto
Prima colazione e partenza per l’isola di Mothia il cui insediamento è d’origine fenicia. Visita al tempio dorico e teatro ellenistico di Segesta ed agli edifici affrescati di Soliunto. Cena e pernottamento a Cefalù.

8° GIORNO: Resti romani a Tindari e Patti
Dopo colazione partenza per Tindari dove troviamo un teatro, le terme con importanti mosaici pavimentali ed una basilica romana. Nella vicina Patti visita ad una villa romana. Si prosegue per l’aeroporto di Catania.

BAROCCO DI SICILIA
Da Palermo a Catania, da Caltagirone a Noto e a Palazzolo Acreide le mille ed uno trame eleganti o grottesche, morbide o squillanti del barocco siciliano ne fanno un luogo e meraviglioso racconto dai risvolti sempre sorprendenti e inauditi.

LOCALITA’ VISITATE: Palermo Bagheria Catania Militello Caltagirone Ragusa Ibla Scicli Modica Noto Palazzolo Acreide Buscemi Ferla

1° GIORNO: Il virtuosismo degli stucchi di Palermo
Arrivo a Palermo e sistemazione in hotel. Visita degli oratori adornati da abilissimi marmisti e stuccatori come G. Perrotta e I. Marabiti. Le pareti stuccate vi sembreranno prolifiche e drappeggianti. Visita dell’Oratorio di S. Zita, San Lorenzo, S. Domenico, Chiesa di San Francesco Saverio e Porta Nuova.

2° GIORNO: Le Ville di Bagheria
Partenza per la zona tra Piana dei Colli e Bagheria per visitare le grandi Ville della borghesia o dell’aristocrazia palermitane, elegantemente opulenti e stravaganti. Visiteremo le Ville Trabia, Campofiorito, Ramacca, Palagonia, Resuttano, Cattolica e Valguarnera.

3° GIORNO: Catania e l’impronta barocca
Partenza per Catania. Si narra che, dopo il terremoto del 1693, il Duca di Camastra tracciò cavalcando tra le macerie la mappa della nuova Catania. La morale è che nelle città barocche case, chiese e palazzi si adattano al territorio: il suolo in declivio in via Crociferi ve ne darà la prova. Visita della cattedrale, ex Monastero dei benedettini (oggi università), Collegio dei Gesuiti, Chiesa di San Nicolò, Palazzo Valle, Palazzo Biscari e Palazzo Reburdone. Rientro a Caltagirone.

4° GIORNO: Militello e Caltagirone
Partenza per Militello in Val di Catania e visita del convento di San Benedetto, Chiesa di San Nicola e S. Maria Santissima della Stella. Rientro a Caltagirone e visita della Chiesa di San Giacomo e della Rotonda.

5° GIORNO: L’imponenza di Ragusa Ibla
Partenza per Ragusa Ibla. Visita del Duomo che con il triplo ordine dei cornicioni ha un imponente impianto barocco. Vedremo la Cattedrale di San Giovanni, Chiesa del Purgatorio, Madonna dell’Itria, Palazzo Battaglia, Palazzo Cosentini, Palazzo Cancelleria, Palazzo La Rocca.

6° GIORNO: Modica, Scicli e Noto
Partenza per Modica di cui la Chiesa Matrice di San Giorgio mette in mostra un sontuoso barocco con un’ardita facciata a torre. Rilevanti sono anche la Chiesa di San Pietro, San Giovanni e Santa Maria Maggiore. Si prosegue per Scicli per visitare la Chiesa Madre, della Consolazione e Palazzo Beneventano. Infine transfer a Noto, capitale del barocco, di cui vedremo la chiesa del Montevergine, Monastero Santissimo Salvatore, Convento dei Crociferi, Collegio dei Gesuiti, Palazzo Villadorata e Palazzo Ducezio. Cena e pernottamento a Ragusa.

7° GIORNO: Palazzolo Acreide, Buscemi e Ferla
Transfer a Palazzolo Acreide per visitare la Chiesa di San Sebastiano, San Paolo, chiesa Madre e dell’Annunziata. Si prosegue per Buscemi per visitare la Chiesa Madre, S. Antonio e San Sebastiano. Transfer a Ferla per una breve visita a San Sebastiano e S. Antonio Feritana. Partenza dall’aeroporto di Catania.

CASTELLI, FORTEZZE E TORRI MEDIEVALI
La conquista dei Franchi e dei Normanni donò alla memoria sicula le gesta dei paladini contro i saraceni e di canti d’amore dei trovatori; il loro dominio lasciò baluardi e fortezze a protezione dei sudditi. Un viaggio che vi porterà alla corte di nobili signori feudali.

LOCALITA’ VISITATE: Catania Siracusa Paternò Adrano Acireale Castelbuono Caccamo Erice Trapani Marsala Enna Gela

1° GIORNO: L’austerità normanna e l’esuberanza del barocco
Arrivo all’aeroporto di Catania. Prima visita al Castello Ursino, fatto edificare da Federico II, che ha un’imponente struttura quadrangolare ed uno spessore delle mura di ben due metri. Si prosegue con un tour della città, il cui impianto urbanistico barocco dato in seguito al terremoto fu principalmente opera del Vaccarini.
Cena e pernottamento in hotel.

2° GIORNO: Il Castello Maniace di Siracusa e la Rocca di Aci
Colazione e partenza per l’isola di Ortigia, a Siracusa, dove vedrete il Castello Maniace a pianta quadrata, torri cilindriche quadrangolari e portale gotico. Sosta al Castello Normanno in lava nera di Aci, che si protende sul mare e svetta verso il cielo come la prora di una nave arenata.
Cena ad Acitrezza. Rientro a Catania per il pernottamento.

3° GIORNO: Turres, Castra e Fortilicia: i Castelli del Val Demone
Dopo la colazione visiterete le antiche turres di Paternò e Adrano. Si prosegue per Bronte, dove sorge la Ducea di Nelson, fondata attorno ad un’ex abbazia benedettina fortificata. A seguire il Castrum di Montalbano, completato nella prima metà del ‘300. A Milazzo potrete ammirare il Castello Normanno finito durante la dominazione spagnola. Cena e pernottamento.

4° GIORNO: Castelbuono e Caccamo
Prima colazione e visita al Castello dei Ventimiglia, a Castelbuono, impreziosito dalla secentesca Cappella di S. Anna. Si prosegue per il suggestivo Castello di Caccamo, con merlature, bifore e monofore.
Trasferimento a Palermo con breve tour della città.

5° GIORNO: Castelli nel trapanese
Dopo la colazione tour al Castello di Carini, al Castello di Venere ad Erice ed al Castello Pepoli. Si prosegue per Trapani in visita al Castello di Terra e Torre della Colombara. Cena e pernottamento a Marsala.

6° GIORNO: La corona di Mussomeli e la fortificazione di Enna
Dopo la colazione visita al Castello dei Graffeo a Partanna. Si prosegue per il Castello di Favara e per la Rocca di Mussomeli, posta come corona su una grande rupe calcarea fuori città. Infine, ad Enna, vedremo l’imponente fortificazione del Castello di Lombardia il cui nucleo bizantino fu ampliato da Svevi e Normanni.
Cena e pernottamento.

7° GIORNO: I castelli di Falconara e Gela
Dopo colazione partenza per il Castello di Falconara, in splendida posizione sul mare; poi visita al Castello e al Castelluccio di Gela.
Si prosegue per Caltagirone, cena e pernottamento.

8° GIORNO: Rientro
Dopo la prima colazione e un giro per la città, si parte per l’aeroporto.

FONTE: www.siciliano.it

Le vestigia fenicie a Mothia e i mosaici di Solunto Prima colazione e partenza per l’isola di Mothia il cui insediamento è d’origine fenicia. Visita al tempio dorico e teatro ellenistico di Segesta ed agli edifici affrescati di Soliunto. Cena e pernottamento a Cefalù. Resti romani a Tindari e Patti Dopo colazione partenza per Tindari dove troviamo un teatro, le terme con importanti mosaici pavimentali ed una basilica romana. Nella vicina Patti visita ad una villa romana. Si prosegue per l’aeroporto di Catania. Da Palermo a Catania, da Caltagirone a Noto e a Palazzolo Acreide le mille ed uno trame eleganti o grottesche, morbide o squillanti del barocco siciliano ne fanno un luogo e meraviglioso racconto dai risvolti sempre sorprendenti e inauditi. Palermo Bagheria Catania Militello Caltagirone Ragusa Ibla Scicli Modica Noto Palazzolo Acreide Buscemi Ferla Il virtuosismo degli stucchi di Palermo Arrivo a Palermo e sistemazione in hotel. Visita degli oratori adornati da abilissimi marmisti e stuccatori come G. Perrotta e I. Marabiti. Le pareti stuccate vi sembreranno prolifiche e drappeggianti. Visita dell’Oratorio di S. Zita, San Lorenzo, S. Domenico, Chiesa di San Francesco Saverio e Porta Nuova. Le Ville di Bagheria Partenza per la zona tra Piana dei Colli e Bagheria per visitare le grandi Ville della borghesia o dell’aristocrazia palermitane, elegantemente opulenti e stravaganti. Visiteremo le Ville Trabia, Campofiorito, Ramacca, Palagonia, Resuttano, Cattolica e Valguarnera. Catania e l’impronta barocca Partenza per Catania. Si narra che, dopo il terremoto del 1693, il Duca di Camastra tracciò cavalcando tra le macerie la mappa della nuova Catania. La morale è che nelle città barocche case, chiese e palazzi si adattano al territorio: il suolo in declivio in via Crociferi ve ne darà la prova. Visita della cattedrale, ex Monastero dei benedettini (oggi università), Collegio dei Gesuiti, Chiesa di San Nicolò, Palazzo Valle, Palazzo Biscari e Palazzo Reburdone. Rientro a Caltagirone. Militello e Caltagirone Partenza per Militello in Val di Catania e visita del convento di San Benedetto, Chiesa di San Nicola e S. Maria Santissima della Stella. Rientro a Caltagirone e visita della Chiesa di San Giacomo e della Rotonda. L’imponenza di Ragusa Ibla Partenza per Ragusa Ibla. Visita del Duomo che con il triplo ordine dei cornicioni ha un imponente impianto barocco. Vedremo la Cattedrale di San Giovanni, Chiesa del Purgatorio, Madonna dell’Itria, Palazzo Battaglia, Palazzo Cosentini, Palazzo Cancelleria, Palazzo La Rocca. Modica, Scicli e Noto Partenza per Modica di cui la Chiesa Matrice di San Giorgio mette in mostra un sontuoso barocco con un’ardita facciata a torre. Rilevanti sono anche la Chiesa di San Pietro, San Giovanni e Santa Maria Maggiore. Si prosegue per Scicli per visitare la Chiesa Madre, della Consolazione e Palazzo Beneventano. Infine transfer a Noto, capitale del barocco, di cui vedremo la chiesa del Montevergine, Monastero Santissimo Salvatore, Convento dei Crociferi, Collegio dei Gesuiti, Palazzo Villadorata e Palazzo Ducezio. Cena e pernottamento a Ragusa. Palazzolo Acreide, Buscemi e Ferla Transfer a Palazzolo Acreide per visitare la Chiesa di San Sebastiano, San Paolo, chiesa Madre e dell’Annunziata. Si prosegue per Buscemi per visitare la Chiesa Madre, S. Antonio e San Sebastiano. Transfer a Ferla per una breve visita a San Sebastiano e S. Antonio Feritana. Partenza dall’aeroporto di Catania. La conquista dei Franchi e dei Normanni donò alla memoria sicula le gesta dei paladini contro i saraceni e di canti d’amore dei trovatori; il loro dominio lasciò baluardi e fortezze a protezione dei sudditi. Un viaggio che vi porterà alla corte di nobili signori feudali. Catania Siracusa Paternò Adrano Acireale Castelbuono Caccamo Erice Trapani Marsala Enna Gela L’austerità normanna e l’esuberanza del barocco Arrivo all’aeroporto di Catania. Prima visita al Castello Ursino, fatto edificare da Federico II, che ha un’imponente struttura quadrangolare ed uno spessore delle mura di ben due metri. Si prosegue con un tour della città, il cui impianto urbanistico barocco dato in seguito al terremoto fu principalmente opera del Vaccarini. Cena e pernottamento in hotel. Il Castello Maniace di Siracusa e la Rocca di Aci Colazione e partenza per l’isola di Ortigia, a Siracusa, dove vedrete il Castello Maniace a pianta quadrata, torri cilindriche quadrangolari e portale gotico. Sosta al Castello Normanno in lava nera di Aci, che si protende sul mare e svetta verso il cielo come la prora di una nave arenata. Cena ad Acitrezza. Rientro a Catania per il pernottamento. Turres, Castra e Fortilicia: i Castelli del Val Demone Dopo la colazione visiterete le antiche turres di Paternò e Adrano. Si prosegue per Bronte, dove sorge la Ducea di Nelson, fondata attorno ad un’ex abbazia benedettina fortificata. A seguire il Castrum di Montalbano, completato nella prima metà del ‘300. A Milazzo potrete ammirare il Castello Normanno finito durante la dominazione spagnola. Cena e pernottamento. Castelbuono e Caccamo Prima colazione e visita al Castello dei Ventimiglia, a Castelbuono, impreziosito dalla secentesca Cappella di S. Anna. Si prosegue per il suggestivo Castello di Caccamo, con merlature, bifore e monofore. Trasferimento a Palermo con breve tour della città. Castelli nel trapanese Dopo la colazione tour al Castello di Carini, al Castello di Venere ad Erice ed al Castello Pepoli. Si prosegue per Trapani in visita al Castello di Terra e Torre della Colombara. Cena e pernottamento a Marsala. La corona di Mussomeli e la fortificazione di Enna Dopo la colazione visita al Castello dei Graffeo a Partanna. Si prosegue per il Castello di Favara e per la Rocca di Mussomeli, posta come corona su una grande rupe calcarea fuori città. Infine, ad Enna, vedremo l’imponente fortificazione del Castello di Lombardia il cui nucleo bizantino fu ampliato da Svevi e Normanni. Cena e pernottamento. I castelli di Falconara e Gela Dopo colazione partenza per il Castello di Falconara, in splendida posizione sul mare; poi visita al Castello e al Castelluccio di Gela. Si prosegue per Caltagirone, cena e pernottamento. Rientro Dopo la prima colazione e un giro per la città, si parte per l’aeroporto. FONTE:
I Musei

Un successivo itineranio vacanziero-turistico riguardante la Sicilia deve obbligatoriamente riguardare i Musei e le gallerie.

Il Museo Archeologico regionale Paolo Orsi presente a Siracusa è stato edificato nel 1878 e dedicato all’archeologo roveretano che operò in passato in tutta l’isola è diviso in due distinti settori. Nel settore A, dedicato alla preistoria ed alla protostoria, si hanno svariati reperti archeologici come i reperti del periodo neolitico provenienti da Stentinello, i reperti archeologici relativi all’età del rame e dell’età media del bronzo, reperti relativi alle necropoli isolane risalenti alla parte terminale dell’età del bronzo. Il secondo settore, invece, è dedicato ai reperti attestanti la dominazione greca, i reperti relativi alle colonie doriche di Megara Hyblaea e Siracusa. Tra gli altri reperti storici ricordiamo quelli relativi alla storia di Gela e di Agrigento.

Il Museo archeologico presente nella cittadina turistica di Giardini Naxos rientrante nel territorio provinciale di Messina è relativo ai vari reperti archeologici riguardanti varie epoche storiche, a partire dalle varie fasi preistoriche come il neolitico, l’età del bronzo e del ferro, ed i periodi della colonizzazione greca, romana e bizantina. I vari reperti archeologici qui conservati, come resti di antiche anfore, coppe attiche e quelle vitree ed elmi di bronzo, monete antiche e resti di corredi per necropoli provengono prevalentemente dalla città di Giardini ed attestano con il loro fascino la storia di questa città e delle contrade limitrofre.

Anche il Museo Archeologico della città di Enna, ubicato a Palazzo Varisano, attesta con i suoi innumerevoli reperti archeologici le varie fasi storiche del territorio provinciale ennese, a partire dalle varie fasi della preistoria fino all’età medievale e post-medievale. Il Museo occupa un intero piano del citato palazzo e tutti i reperti archeologici rinvenuti attraverso i vari scavi sono suddivisi in cinque sale: la prima sala è dedicata ai reperti preistorici delle contrade vicine ad Enna, la seconda è dedicata a tutti i reperti archeologici delle varie fasi storiche relative alla cittadina di Enna, la terza illustra la storia relativa alla zona adiacente il lago di Pergusa, la quarta all’insediamento ellennizzato di Rossomanno relativo al VII-VI secolo Avanti Cristo e la quinta ed ultima riguarda i corredi funerari.

Anche Aidone, sempre in provincia di Enna, ha il suo Museo Archeologico Regionale situato nell’ex convento dei Frati Cappuccini che raccoglie i vari reperti come le ceramiche relative all’età preistorica, le monete e le terrecotte dell’epoca greca fino ad arrivare ai reperti storici dell’età romana repubblicana. Tutti questi reperti attestano la storia del sito archeologico di Morgantina e sono distribuiti nelle varie sale che suddividono il Museo.

Il Museo Archeologico della Badia si trova a Licata, in provincia di Agrigento, situato nel convento cistercense dedicato a S. Maria del Soccorso. Il Museo raccoglie una discreta collezione dei reperti archeologici attestanti la presenza umana nella zona riguardante varie fasi preistoriche come il paleolitico superiore, le fasi storiche della fase greca e di quella romana fino a giungere all’età moderna.

Arrivando a Caltanissetta, si trova il Museo Archeologico, oggi regionale ma un tempo civico. Il Museo raccoglie i vari reperti recuperati dagli scavi archeologici attuati in tutto il territorio provinciale ed attestanti, ad esempio, i nuclei abitativi relativi all’età del bronzo di Dessueri. I vari reperti, databili dall’età preistorica del rame a quella romana e bizantina, sono distribuiti in cinque stanze che raccolgono e dividono tali reperti rispettando un preciso ordine cronologico e topografico.

Il Museo archeologico regionale di Agrigento ha come sede specifica un complesso di costruzioni comprendenti, tra l’altro, le restanti strutture restaurate di un antico convento di San Nicola. Il Museo deve la sua importanza non solo agli innumerevoli reperti archeologici che conserva nelle sue diciannove sale e che furono ritrovati nelle zone limitrofe di Agrigento e Caltanissetta, ma perchè contribuisce a comprendere la storia del forse più noto sito archeologico della Sicilia, ovviamente Agrigento. Tra gli innumerevoli reperti qui conservati occorre ricordare, ad esempio, la statua marmorea di Efebo creato nel 470 Avanti Cristo e conservato nella decima sala del Museo ed un gigantesco Telamone.

Un altro importante Museo presente ad Agrigento è quello Diocesano presente vicino la cattedrale cittadina e visitabile previa autorizzazione della Curia.
Il Museo deve la sua importanza agli innumerevoli reperti storici che conserva, a partire da alcuni affreschi prelevati dalla già citata Cattedrale, il sarcofago di Fedra del secondo secolo Dopo Cristo e contenente delle raffigurazioni di episodi relativi al mito di Fedra ed Ippolito e svariati oggetti di oreficeria.

Innumerevoli sono i Musei presenti a Palermo città e provincia.

Doverosamente occorre iniziare dal Museo Regionale Archeologico. Esso ha come sede edifici palermitani famosi, a partire dal complesso monumentale dell’Olivella. Già il suo ingresso è imponente visto che si apre con un chiostro minore dalle linee seicentesche, contenente, ad esempio, una fontana con la statua di Tritone ed adiacente alla Sala dell’archeologia sottomarina con una ricca collezione di ancore, con una saletta contenente dei sarcofaghi antropoidi in marmo ed una seconda sala contenente, ad esempio, un’opera fenicia in pietra calcarea del VI secolo Avanti Cristo e raffigurante un dignitario con un rotolo in mano.

Il Museo prevede altre innumerevoli sale che sono distribuite in due piani, suddivisibili in sale espositive, quella per le mostre temporanee, delle corti interne. Tutta la struttura raccoglie vari reperti archeologici attestanti la storia isolana di varie fasi, a partire dalla preistoria fino a giungere a degli esempi del collezionismo del 1700 e del 1800.
Tra i vari ambienti qui presenti si possono citare come esempi “Il Salone di Selinunte” che raccoglie reperti di questo sito archeologico isolano, quattro sale che raccolgono una discreta collezione etrusca, “Il Salone della Scultura Romana”.

La Galleria Regionale della Sicilia è presente a Palermo nel Palazzo Abatellis e raccoglie una massiccia esposizione di dipinti e sculture regionali. La galleria raccoglie espressioni dell’arte figurativa isolana di vari secoli, dal XII al XVIII secolo e probabilmente il periodo maggiormente rappresentato è quello che va dal XIV al XVI secolo. Tra le opere qui conservate ricordiamo l’affresco del 1400 dedicato al “Trionfo della Morte” preservato nella cappella del Palazzo, il Trittico Malvagna del XVI secolo raffigurante la Madonna in trono col Bambino ed angiolini, S. Caterina e S. Dorotea ed Adamo ed Eva realizzato dal Gossaert, detto Mabuse ed il più recente quadro raffigurante la Madonna con il Santo Bambino in Gloria tra San Giovanni Battista e S. Rosalia realizzato da Pietro Novelli nella prima metà del XVII secolo.

Il Museo Etnografico Siciliano Pitrè deve il suo nome all’etnologo palermitano Giuseppe Pitrè che ne curò la fondazione agli inizi del 1900. Nelle sue ventinove sale sono raccolti gli elementi che creano una vastissima collezione di utensili destinati alla caccia, alla pesca, alla tessitura, alla pastorizia ed altre espressioni di arti e mestieri isolani che si sono susseguiti nel tempo, nonchè espressioni figurative come oggetti in ceramica, piccoli presepi in terracotta e sughero, statue in legno raffiguranti Santi; ci sono inoltre stanze riservate al teatro dei pupi, ai mezzi di trasporto tipici del passato isolano, cioè i carretti.

Il Museo Civico presente a Termini Imerese, sempre in provincia di Palermo, è organizzato in varie sezioni, ognuna delle quali ha un soggetto storico diverso, a partire dalla Preistoria, L’Archeologia, la numismatica, le Belle Arti, l’epigrafia, soggetti tutti relativi alle zone limitrofe.
Tra i vari reperti storici qui inclusi si possono citare un bassorilievo del ‘400 dedicato alla Sacra Famiglia, varie tele come quelle riguardanti S. Giorgio, “Ss Margherita, Caterina e Maria Maddalena”, “L’Immacolata”, delle iscrizioni greche.

Nel territorio provinciale di Palermo ci sono altri Musei interessanti, a partire da Terrasini che offre ai turisti interessati un Museo Civico diviso in tre sezioni, una per i reperti naturalistici come la collezione ornitologica Orlando, una archeologica contenente reperti come anfore puniche, romane ed arabe e l’ultima sezione etno-antropologica riguardante i carretti siciliani.

Il Museo Regionale messinese fu istituito agli inizi del 1900 e contiene innumerevoli opere d’arte costituiti prevalentemente da sculture, decorazioni, rappresentazioni sacre prelevate dalle Chiese presenti nella zona e recuperate dopo il terremoto del 1908. Si comprende così che il Museo è davvero monumentale e distribuisce le svariate opere che contiene non solo al suo interno, ma anche nel suo giardino e nella sua terrazza che oggi preservano le statue e i reperti più imponenti prelevati dalle chiese e dai palazzi.
Si comprende anche che il visitatore può così effettuare un itinerario culturale davvero cospicuo e comprendente, tra l’altro, opere del calibro del mosaico rappresentante “La Madonna col Bambino” ed una tavola riguardante San Placido realizzati da un ignoto bizantino nel XIII secolo, un bel polittico realizzato da Antonello da Messina nel 1473 e rappresentante, nelle sue cinque tavole, varie immagini sacre come l’Angelo annunziatore e l’Annunziata. Ci sono anche altre importanti opere d’arte presenti nelle sue stanze, come quelle realizzate dall’Alibrandi, come la Tavola dedicata al Giudizio Universale realizzata agli inizi del 1500 e la Tavola firmata e datata [1519] dedicata alla “Presentazione al Tempio”. Altre opere di sicura importanza storica ed artistica presente in questo Museo sono le due tele realizzate Michelangelo Merisi da Caravaggio agli inizi del 1600 e dedicate alla “Resurrezione di Lazzaro” e alla “Adorazione dei pastori”.

Un Museo degli Arazzi è presente a Marsala, in provincia di Trapani. Esso custodisce otto arazzi fiamminghi risalenti al XVI secolo raffiguranti episodi della guerra intercorsa tra Tito ed i Giudei ed opera probabile del pittore fiammingo ispanizzato Pedro Campana. Gli arazzi presentano anche fasce di fiori, frutta e figure allegoriche.

Altro famoso Museo della città è quello archeologico “Baglio Anselmi” situato in questo edificio del secolo scorso un tempo adibito alla produzione del Vino Marsala. Il Museo permette di ammirare una nave punica e di scoprire la storia di Lilibeo, una cittadina fondata nel 307 A.C. circa dai reduci della vicina isola di Mozia che fu distrutta all’epoca dal tiranno siracusano Dionisio. Durante la prima guerra punica la città fu una base di difesa cartaginese contro glia attacchi romani, che comunque riuscirono a conquistare.

Il Museo prevede un ordinamento generale suddiviso in quattro sale espositive, la prima dedicata alla già citata nave punica individuabile come esempio di una nave a remi adibita al combattimento affondata intorno al terzo secolo A. C., una seconda sala adibita ai pannelli didattici che permettono di conoscere ed individuare geograficamente il sito e la città di Lilibeo, una terza sala relativa ai vari reperti archeologici relativi a Mazara del Vallo, Mozia e la necropoli di Lilibeo ed un’utlima sala relativa alle epigrafi latine.

Per avere una maggiore consapevolezza dell’importanza di questo Museo, occorre citare le possibilità conoscitive da esso offerte. I reperti relativi alla Mozia punica sono, ad esempio, un’urna funeraria e due stele figurate relative ad un tofet. Ci sono poi i reperti provenienti direttamente dalle necropoli di Lilibeo, referti disposti in ordine cronologico e comprendenti, ad esempio, corredi funerari costituiti da vasellame a vernice nera e monumentini funerari in tufo con decorazione policroma.

Il Museo Archeologico di Gela -Cl- offre la possibilità di conoscere il percorso storico della città.
Il percorso archeologico-storico è qui organizzato in varie sezioni.

La prima prevede, ad esempio, la presenza di un piede di una kylix attica che mostra un’iscrizione votiva di Antifemo, che alcune fonti storiche considerano come il fondatore di Gela, vari reperti preistorici che attestano la presenza umana nella zona sin dalla fine del IV millennio A.C., alcuni reperti riferibili al periodo della colonizzazione greca come un aryballos conico e frammenti di ceramica databili tra l’ottavo ed il settimo secolo A.C. che vanno a confermare alcune notizie storiche che attestano la presenza di protocoloni rodii di Lindos e che fondarono un sito proprio a Molino a Vento. Inevitabile, quindi, la presenza di alcuni reperti relativi a questo sito. Nell’acropoli arcaica sorse in un secondo momento il santuario dedicato alla Dea cittadina Athena Lindia, costruzione attestata dal ritrovamento di alcuni materiali votivi e quelli raccolti in prossimità dell’Athenaion, un periptero dorico costruito nel VI secolo A.C. e che è incluso nel Museo attraverso un pannello che raccoglie alcune delle decorazioni architettoniche dell’epoca della costruzione del tempio. Successivi reperti riguardano un tempio dorico, e precisamente un periptero costruito nell’acropoli per sostituire un edificio antecedente andato distrutto a causa di un incendio.

Una seconda sezione del museo è dedicata agli oggetti ritrovati in una nave greca affondata nei pressi di Gela agli inizi del V secolo A.C., reperti relativi all’evoluzione abitativa dell’acropoli dalla distruzione cartaginese avvenuta nel 405 A.C. fino all’inizio del IV secolo A.C. ed al Santuario urbano di Hera situato nell’attuale area del Municipio.

Una terza sezione del Museo è invece dedicata a Capo Soprano e Piano Notaro, tra i quali citiamo delle terrecotte riferibili ad una casa-bottega situata all’interno delle mura di fortificazione già precedentemente citate.

La IV sezione riguarda le anfore da trasporto ritrovate a Gela.
Ben tre sezioni sono invece dedicate ai vari reperti archeologici relativi alla città antica, come quelli riferibili ai vari santuari dedicati al culto di Demetra e Kore.

Infine ricordiamo il settore dedicato agli oggetti relativi al periodo preistorico, greco e romano del territorio vicino Gela e quello relativo ai contesti romani del territorio geloo, niscemese, buterese e mazzerinese comprendente oggetti relativi alle necropoli ipogeiche e fattorie abitate soprattutto dal periodo della distruzione di Gela [282 A.C.] fino all’età tardo-antica.

Il Museo Archeologico Ibleo presente a Ragusa è stato istituito nella seconda metà del 1900 e rappresenta in ordine cronologico l’archeologia e la storia di tutta la provincia di Ragusa dal neolitico fino alla tarda antichità.
I vari reperti archeologici ritrovati in questa zona sono stati suddivisi in base ad un ordine cronologico e topografico e presenta anche una ricostruzione al vero di vari ambienti come le necropoli che aiutano i visitatori a comprendere il significato e l’utilizzo dei vari reperti qui ritrovati.

Anche in questo caso, tutto il materiale dalla evidente importanza storica è stato soggetto ad una disposizione espositiva suddivisa in VI sezioni.

La prima sezione si riferisce al periodo preistorico e comprende, tra l’altro, i vari reperti ritrovati ad esempio a Marina di Ragusa, alla contrada modicana del Mulino del Salto, le ceramiche e gli utensili in pietra lavica ritrovati ad esempio a Cava D’Ispica e Vittoria.

Una seconda sezione riguarda invece dei reperti archeologici ritrovati grazie agli scavi effettuati a Camarina, come quelli relativi alle tombe arcaiche dei primi colonizzatori della zona.

La terza sezione riguarda invece i reperti relativi agli abitati siculi arcaici e classici, come ad esempio corredi relativi alle necropoli arcaiche di Licodia Eubea e Monte Casasia.

La quarta sezione riguarda i centri ellenistici con una interessante documentazione fotografica e topografica relativa all’abitato di epoca timoleontea-ellenistica di Scornavacche situato in prossimità di Chiaramonte Gulfi.

La quinta sezione è invece dedicata ai ritrovamenti relativi agli insediamenti romani e qui si possono ricevere delle informazioni relative, ad esempio, ai cimiteri ipogei cristiani, a delle chiesette cristiane. Qui si trovano anche delle ceramiche relative al periodo tardo-romano.

La sesta ed ultima sezione del Museo riguarda alcuni reperti di collezioni di provenienza non certa.

Il Museo Vagliasindi si trova a Randazzo, in provincia di Catania.
Nelle varie sale qui presenti si possono ritrovare vari reperti come reperti bronzei relativi al periodo neolitico e della Valle dell’Alcantara, varie ceramiche e delle monete in bronzo, argento ed oro relative ad un discreto periodo storico che va dall’età greca a quella medievale.

Il Museo Civico di Caltanissetta prevede due sezioni relative all’arte moderna e quella archeologica. La sezione archeologica è forse più la più ricca del Museo e prevede la presenza di vari reperti suddivisi in ordine topografico e cronologico q vi si possono ritrovare dei materiali preistorici e greci ritrovati nella zona, a partire da quelli ottenuti dal Sito Archeologico di Sabucina e da Capodarso. Per citare alcuni dei materiali qui visibili possiamo citare vasi e strumenti relativi all’età del bronzo.

Il Museo Archeologico presente nella città di Marianopoli, sempre in provincia di Caltanissetta, prevede la presenza di reperti archeologici relativi alla città e che abbracciano un periodo storico che va dalla preistorica alla età del bronzo, materiali che sono stati ordinati in base ad un ordine topografico e cronologico. Buona parte dei materiali qui conservati provengono dal sito archeologico di Monte Castellazzo [visitato sin dall’età neolitica, un sito che conobbe successivamente anche una fase di ellenizzazione] ed il sito relativo alla montagna di Balate-Valle Oscura [sede di un centro indigeno relativo al VI secolo e successivamente ellennizzatro mentre la Valle Oscura prevede la presenza di una necropoli relativa all’antica città].

Il Museo è disposto in due piani, il primo relativo a Balate-Valle Oscura ed il secondo a Monte Castellazzo.
Per citare alcuni reperti qui conservati ricordiamo, riferendosi al primo piano del Museo, dei corredi delle necropoli e suppellettili relativi al centro abitato della zona e ceramiche dipinte greche ed indigene, mentre nel secondo piano si trovano, ad esempio, resti di corredi eneolitici provenienti dalla necropoli di San Cono-Piano Notaro.

Il Museo Regionale Agostino Pepoli è presente a Trapani è situato nell’ex convento trecentesco dei Padri Carmelitani ed offre ai suoi visitatori la possibilità di poter ammirare collezioni di scultura e pittura, reperti archeologici e rappresentazioni delle arti figurative come molteplici opere in corallo, della maiolica, ori, argenti ed esempi della scultura dedicata ai presepi. Il nucleo originale della raccolta iniziò nei primi anni del 1800 e la ricchezza del materiale qui conservato è dovuta alla continua e costante opera di successive donazioni. Il periodo storico qui testimoniato va dal XIII al XIX secolo e tutto il materiale è stato suddiviso tra il piano terra ed il primo piano della struttura. Procedendo dal periodo più antico a quello più recente relativo ai materiali, si può citare la presenza di un reliquario di una Santa, una scultura lignea realizzata da un intagliatore tedesco ignoto, un dipinto su tavola rappresentante “La Madonna in trono e Angeli” realizzato dal Maestro del Polittico di Trapani, una statua marmorea dedicata a S. Giacomo Maggiore e realizzata da Antonello Gagini all’inizio del 1500, una tela dedicata al “Martirio di San Matteo del XVII secolo ed una statuina da presepe dedicata a S. Giuseppe realizzata dalle maestranze trapanesi utilizzando legno e tela.

Il Museo Civico di Castelvetrano, in provincia di Trapani, raccoglie le collezioni inizialmente raccolte nell’ex convento di San Domenico. Qui sono conservati principalmente reperti archeologici selinuntini e le pitture e sculture provenienti dalle chiese cittadine in disuso. Tra queste meritano la nomina una statua in alabastro dedicata alla “Vergine col Bambino” realizzata dal Laurana.

Il Museo etnografico intitolato a Serafino Amabile Guastella è presente a Modica, in provincia di Ragusa, ed è un buon esempio delle attività agricole e sociali della zona riferibili a periodo passati che hanno ancora qualche contatto con il presente. Qui si possono ammirare, ad esempio, un esemplare del caratteristico carretto siciliano noto per le sue decorazioni colorate, di antichi mezzi di trasporto che cambiano di dimensione ed eleganza in base alla importanza della famiglia d’appartenenza, varie botteghe degli artigiani tipici della zona come il mielaio, l’ebanista, il sellaio, il fabbro-maniscalco ed il dolciere. Vera attrazione di questo Museo che va ad occupare il primo piano del settecentesco ex convento dei Frati Mercedari che in passato è stato utilizzato anche come lazzaretto durante le due epidemie di peste che sfortunatamente colpirono la zona è sicuramente la riproduzione della tipica masseria modicana caratterizzata dall’utilizzo della pietra calcarea locale qui utilizzata per la costruzione dei tipici “Mura a siccu”, per la rappresentazione del cortile noto per una singolare pavimentazione, delle stanze della masseria, come “La casa ri stari” [=la cucina, l’ambiente più importante della casa ricca di numerosi utensili utili per la preparazione e la conservazione del pane e dei formaggi locali], la stanza da letto e la stanza della tessitura.

Il Museo Civico di Noto -Sr- prevede la presenza di alcuni reperti archeologici provenienti da Noto Antica e da altre zone vicine, come un’architrave contenente un’iscrizione dedicatoria e risalente al III secolo A.C. e la ricostruzione di un monumento funebre dedicato al Viceré Nicolò Speciale e del 1544. Nel piano rialzato è prevista la presenza di una sezione archeologica contenente, tra l’altro, i reperti preistorici relativi al territorio cittadino ed una Biblioteca dedicata agli amanti degli studi archeologici.
In questo Museo si ha la possibilità di ammirare anche alcuni elementi provenienti dagli scavi dedicati ad Eloro.

La città e la provincia di Catania offrono innumerevoli occasioni culturali grazie ai numerosi Musei qui presenti.
Il primo che merita la menzione è senza dubbio il Museo Civico presente nel Castello Ursino. Il Museo raccoglie le collezioni dei Benedettini, dei Principi Biscari e delle donazioni del Barone Zappalà-Asmundo. La ricca presenza dei vari simboli dell’arte figurativa qui rappresentate è degnamente valorizzata dalla bellezza del Castello del quale si è già parlato nell’itinerario omonimo. Per iniziare qualche citazione delle opere qui conservate, occorre innanzitutto dire che il Museo prevede la disposizione organizzativa dei suddetti materiali in due piani e per un totale di 28 sale espositive.

Si può iniziare dalla imponente pinacoteca qui inclusa che raccoglie opere di Maestri illustri come Ribera, Procaccini, Borremans, Luca Giordano, il Beato Angelico, Bernardino Niger e Pietro Novelli. Si possono ricordare, ad esempio, la parte centrale del polittico firmato da Antonello de Saliba risalente al 1497 e raffigurante “La Madonna col Bambino”; la ricostruzione del polittico che prevede la presenza ai lati di San Francesco e S. Antonio, nonchè nella cimasa, della “Resurrezione” permette di apprezzare l’abilità di questo artista. Tra le altre opere d’arte qui conservate si possono citare reperti architettonici e decorativi provenienti dal Teatro Romano di Catania, una scultura antica raffigurante una testa efebica risalente al sesto secolo A.C., un bel mosaico a colori risalente al IV secolo A.C. relativo ai primi tre mesi dell’anno ed un altro alle pareti rappresentante maggio, giugno e luglio e visitabili nella quarta sala prevista nel pian terreno del Museo.

Il Museo Civico Belliniano è stato costruito proprio nella casa natale dello artista dove esso ha vissuto per 16 anni. Il Museo prevede una sistemazione organizzativa in cinque ambienti diversi, situazione che permette di conoscere l’iter formativo e produttivo di questo musicista catanese. La prima stanza permette di visionare alcune stampe raffiguranti Catania al tempo in cui visse il compositore [1800]; la seconda riguarda alcuni cimeli appartenuti allo artista, come un clavicembalo che pare sia stato costruito dall’artista stesso, delle spille d’oro e dei preziosi orologi; la terza stanza offre la possibilità di ammirare delle iconografie riguardanti la vita di Bellini; la successiva stanza è forse la più importante perchè raccoglie numerosi manoscritti musicali autografi; l’ultima stanza del Museo prevede la presenza di alcuni oggetti legati alla traslazione della salma di Bellini, evento avvenuto nel 1876 da Parigi a Catania.

Il Museo d’Arte Sacra di San Nicolò è presente a Militello in Val di Catania, in provincia di Catania, ed è relativamente recente visto che è stato istituito dal 1981 grazie ai lavori di liberazione dallo sterro dei vari sotterranei della Chiesa, evento che portò al recupero di resti appartenenti ad alcune abitazioni abbandonate dopo il terremoto del 1693 e la scoperta di varie cripte. Qui si possono ammirare varie opere d’arte riferibili alla Matrice e alle sue Chiese filiali, documenti attestanti l’importanza storica e culturale della città. Il Museo raccoglie i vari reperti in 28 sale.
Tra i vari reperti qui preservati si possono citare, ad esempio, i resti della abside settecentesca e di parti murarie precedenti il pluricitato terremoto e comprendenti, inoltre, paramenti sacri pregiati ed anche un’ulteriore cappella contenente altri paramenti e ricami policromi dedicati alla vita di S. Agata relativi al XVII secolo. Tra gli altri ambienti presenti nella stessa sala si possono ammirare la Cappella della Confraternita del SS.Crocifisso del Calvario del XVIII secolo e la Cappella di S. Nicolò relativa alla prima metà del 1700. In altre sale del Museo sono visitabili altre Cappelle, come quella in damasco verde contenente gli stemmi della famiglia Branciforte, di Casa D’Austria e dell’ordine benedettino, la Cappella dedicata alla SS. Annunziata con gli stemmi dei Pignatelli-Branciforte.

Tra le altre opere preservate in questo Museo ricordiamo una tavoletta angelica dedicata a S. Agata, alcune sculture relative ai secoli XV-XVII come “La Annunciazione” ed “Il Cristo Morto”, la pala dedicata a “La Morte di S. Carlo Borromeo” realizzata da Filippo Paladino all’inizio del 1600 e due tele realizzate da Giovan Battista Baldanza junior dedicate rispettivamente a “La Madonna di Monserrato con S. Biagio” e “S.Isidoro Agricolo”.

Altro Museo presente a Catania è quello di Paleontologia che raccoglie una discreta collezzione di reperti archeologici e storici che nel corso degli anni hanno avuto anche altre sedi rispetto a quella attuale e riguardanti un pò tutta la Sicilia, a partire dai fossili siciliani del paleozoico relativi a Palermo, fossili del Miocene e Pliocene relativi alla città di Buccheri -SR- e del Ragusano, precisamente di Modica e Giarratana.

Ritornando nel territorio provinciale catanese, si può citare il Museo Civico del Castello Normanno presente ad Aci Castello. Qui è possibile effettuare due diverse visite, quella del Castello Normanno eretto in una rupe determinata da un’eruzione basaltica proveniente dal mare poco profondo nel 1076 ed appartenuto a Ruggero di Lauria, nonchè tutte le opere contenute nel Museo.

Il Museo prevede una prima sezione dedicata alla mineralogia e riguardante, ad esempio, pannelli riguardanti la situazione geologica del territorio ed una sezione paleontologica riguardante altri pannelli illustrativi sulla deriva dei continenti ed alcuni fossili relativi ad alcuni paesi come Scordia, Augusta, Aci Castello, Altavilla ed Aci Catena.

La Biblioteca e Pinacoteca Zelantea è presente nella città di Acireale -CT- . La Biblioteca è una delle più fornite della Sicilia, mentre altre tre sale sono dedicate alla già citata Pinacoteca ma anche al Museo Archeologico ed al Museo del Risorgimento. Qui sono raccolte immancabili tele e sculture, a partire dal busto dedicato a Giulio Cesare.

Altro Museo rientrante nel territorio provinciale catanese è quello di Adrano preservato all’interno di un Castello Normanno risalente all’undicesimo secolo e realizzato per volere del Conte Ruggero I, Museo interamente dedicato all’Archeologia. Al suo interno si possono ammirare non solo elementi archeologici importanti e preservati nel corpo centrale dell’imponente e caratteristica struttura, ma anche una discreta Pinacoteca, una galleria dedicata alle opere d’arte moderna ed un meseo etno-antropologico dedicato all’artigianato locale. Il solo immettersi nell’ingresso della struttura si ha la possibilità non indifferente di tuffarsi nella storia antica grazie alla presenza di materiali relativi all’età greca, e precisamente anfore e recipienti vari.

Il pianterreno della struttura è inceve dedicato ad un periodo storico ulteriormente anteriore rispetto all’antecedente e cioè la preistoria.
Qui sono state sistemate alcune vetrine espositive contenenti i vari reperti attestanti le varie fasi preistoriche ed i diversi stili produttivi e decorativi. Si possono così ammirare campioni fossili e litici relativi all’età del bronzo, esempi decorativi relativi al Neolitico superiore ed attestanti il cosiddetto stile di Capri, dello stile di Serra d’Alto [entrambi poco frequenti in Sicilia, quindi davvero estremamente importanti], lo stile di Diana, quello di Conzo.

Un ulteriore stile qui rappresentato è quello di Adrano del quale si possono ammirare dei reperti conservati ed esposti sempre nel pianterreno del Museo.
Altre ceramiche decorate conservate in questa sezione del Museo attestano, invece, lo stile di S. Ippolito.

Ulteriori esposizioni riguardano invece reperti relativi alle grotte funerarie risalenti all’epoca precastelluccinina e castellucciniana che testimoniano questo nuovo stili che deve il suo nome ad una località situata nei pressi di Noto. In questo contesto occorre effetuare una precisazione geologica che determinò la caratteristica di queste grotte: il territorio etneo presente delle rocce vulcaniche troppo dure per esser scavate e poi utilizzate come tombe, perciò le popolazioni dell’epoca furono costrette ad utilizzare per questo scopo le grotte di scorrimento lavico altrettanto comuni nella zona.

In questo caso, gli scavi effettuati hanno permesso il ritrovamento, e quindi la successiva esposizione in questa sezione museale, di ceramiche dipinte, alte fruttiere ed altri reperti che attestano la presenza umana nella zona durante il periodo storico che va dalla fase del Malpasso a quella del Castelluccio [1800-1500 A.C.].

Arrivando al piano successivo della struttura si possono ammirare numerosissimi materiali provenienti dalla contrada Mendolito e delle necropoli di Mangarelli ed Ardichella.
Sempre in questa parte della struttura sono conservati altrettanto numerosi reperti riguardanti il sito di Adranon, fondato dal tiranno siracusano Dionigi I, e precisamente provenienti dalle due necropoli della zona, e materiali ellenistici tra cui spiccano quelli relativi allo stile di Gnathia.
Un successivo piano della struttura è invece dedicato ad una Pinacoteca in cui spiccano reperti che abbracciano un arco temporale che va dal 1500 ai primi anni del 1900. Sempre in questa parte della struttura sono state ricreate, poi, una sezione relativa all’artigianato ed una galleria d’arte contemporanea.

Alcuni interessanti Musei si trovano a Caltagirone, sempre in provincia di Catania.

Il primo che merita le menzione è quello dei Cappuccini che raccoglie varie espressioni dell’arte sacra raccolte all’interno del museo, della pinacoteca e della Chiesa dei Cappuccini Nuovi.
Qui sono raccolte varie opere prodotte principalmente da Fra Semplice da Verona e Filippo Paladino. Del primo autore citato occorre innanzitutto citare un trittico riguardante varie scene sacre come “La Gloria dei Santissimi Confessori”, ” La Gloria delle Santissime Vergini” e “Il Cristo deposto dalla Croce” mentre del secondo autore citato citiamo “La Pietà” ed un altro trittico riguardante “La Madonna d’Odigitria”. “L’adorazione dei magi” e “Le Ss. Chiara, Lucia e Agata”.

In questa città nota per la pregiata produzione delle ceramiche non poteva certo mancare un Museo Regionale della Ceramica.
Nelle quattro sale previste in questa struttura inserita a sua volta nella Villa Comunale si possono ammirare delle ceramiche che abbracciano un periodo storico che va dalla preistoria agli inizi del 1900. Le ceramiche qui raccolte non riguardano solamente quelle prodotte nella città, ma anche di tutta l’isola.

Il Museo prevede una ulteriore suddivisione in sezioni riguardanti varie epoche, organizzazione che permette così di ammirare le opere realizzate nel Mondo Antico, quello Medievale e quello postmedievale o moderno.
Nella prima sezione si possono ammirare produzioni relative alle culture preistoriche e protostoriche isolane. Qui sono rappresentate resti di produzioni ottenuti dagli scavi effettuati nel territorio vicino Caltagirone, ceramiche di Castelluccio, quelle provenienti dalle contrade Angelo, Moschitta, Balchino, S.Ippolito, Dessueri nonchè dell’area ragusana.
La sezione riguardante il Medioevo permette di ammirare in una forma organizzata le produzioni di Siracusa risalenti al X-XI secolo, quelle palermitane come delle brocche, quelle provenienti da Contrada S. Lucia ad Agrigento risalenti al XII-XIII secolo.
Infine c’è la citata sezione moderna che prevede la presenza di produzioni che abbracciano il peiodo storico che va dal XVI al XIX secolo e che si riferiscono a Caltagirone, Sciacca, Burgio, Palermo, Trapani.

Infine ricordiamo i Musei Civici, Pinacoteca Sturzo e Mostra della Ceramica presenti sempre a Caltagirone nel Palazzo Libertini di San Mauro.
La parte espositiva riguardante i Musei Civici permette al visitatore amante delle produzioni artistiche di ammirare, ad esempio, un piccolo sarcofago proveniente dalla necropoli ellenica dei Cappuccini [IV-III secolo A.C.], una cassaforte in legno massiccio del 1700 denominata “Del Monte di Pietà”, vari vasi di terracotta raffiguranti scene figurative.
Il restauro dei dipinti visionabili nei Musei Civici ha richiesto molto tempo, ma ha permesso di poter conservare ed ammirare meglio opere di grande importanza storica come una tela raffigurante “Gesù nell’orto”, risalente al 1600, il dipinto dedicato alla “Madonna del Rifugio” realizzato dal Portaluni all’inizio del 1600.

Il Museo Archeologico di Grammichele è situato all’interno del Palazzo Comunale e permette di visionare i vari reperti attestanti l’epoca greca vissuta dalla città e ritrovati grazie ad attenti scavi sistematici effettuati nel corso degli anni. Anche qui, ovviamente, è prevista una organizzazione espositiva dei vari reperti esposti in tre ambienti diversi.
La prima stanza è dedicata a dei pannelli esplicativi della storia cittadina.
La seconda è invece dedicata ai materiali preistorici e protostorici relativi alle contrade vicine.
Nella terza ed ultima si possono inoltre ammirare alcuni reperti funerari relativi alla necropoli di Terravecchia e di Casa Cantoniera, da una delle aree sacre di Poggio dell’Aquila.

Il museo raccoglie anche altri reperti attestanti la presenza umana nella zona fino al già citato terremoto del 1693.
Un cenno puramente folkloristico merita una Mostra permanente che ha il sapore genuino e particolare dell’artigianato tipico del mondo femminile, cioè quella presente a Mirabella Imbaccari. Tale Mostra è dedicata ai vari prodotti ricavati sfruttando il tombolo, cioè i vari merletti.

Il Museo Archeologico di Ramacca, sempre nel territorio provinciale catanese, permette ai suoi visitatori di ammirare i vari reperti attestanti la vita umana nel corso di varie epoche, partendo da quella dei metalli, del bronzo fino ad arrivare al periodo “più recente” ellenistico-romano.
Tra i vari reperti qui conservati ricordiamo “La casa RM” abbandonata nel VI secolo A.C.. Anche qui si possono ammirare resti relativi a dei corredi funebri provenienti dalla necropoli est.

Il Museo Archeologico di Lentini raccoglie veri reperti archeologici del territorio, a partire da quelli riferibili all’antica Leontinoi e cinque sale che contengono altre opere dalla notevole importanza storica, come quelli provenienti dagli scavi effettuati nel villaggio della Metapiccola del IX secolo A.C. e corredi di tombe che abbracciano un periodo storico che va dal IV al II secolo A.C..

Nella città è possibile ammirare anche un Parco Archeologico che si riferisce alle fortificazioni della porta Siracusana, la necropoli ellenistica e le mura presenti nel colle S. Mauro e reperti storici importanti come la prima cinta muraria risalente al VII secolo A. C. e la seconda risalente agli inizi del VI secolo A. C..

Il Museo di Tindari -ME- è attestante la storia di questa cittadina in provincia di Messina. Le sue cinque sale gli danno una discreta grandezza, certamente inferiore a quella di altri Musei qui citati, ma l’importanza dei reperti storici ed archeologici qui preservati non hanno nulla da invidiare agli altri già citati.
Tra questi reperti possiamo considerare una testa di Augusto ottenuta dagli scavi effettuati nella Basilica, reperti attestanti la presenza di un abitato relativo all’età del bronzo e vari documenti che attestano le varie fasi del- lo scavo e del restauro dei vari reperti della zona.

Anche l’isola di Lipari, rientrante nell’arcipelago delle Eolie, ha un suo importante Museo Archeologico. Esso ci permette di ammirare varie collezioni attestanti le vicissitudini storiche ed umane di tutto l’arcipelago dalla preistoria al medioevo, collezioni disposte in base ad un ordinamento organizzativo suddiviso in sei edifici, organizzazione espositiva che va a sfruttare alcuni corpi di fabbrica del famoso Castello di Lipari.
Logicamente ogni edificio va ad illustrare periodi storici diversi che seguono non solo un criterio cronologico, ma anche una seconda suddivisione per materia, vista la presenza di un edificio dedicato alla vulcanologia, un altro dedicato ai reperti preistorici relativi alle isole minori che vanno a completare l’arcipelago, un’ulteriore sezione dedicata alla archeologia marina.

Tra i vari reperti qui preservati si possono citare alcuni resti di ceramiche decorate in base allo stile siciliano di Stentinello, frammenti di vasi che invece attestano lo stile di Serradifalco, reperti di ceramica relative allo stile di Diana.
Nell’edificio dedicato all’archeologia classica si hanno altri reperti attestanti l’età greca, nonchè la sezione già citata riguardante l’archeologia marina e quella dedicata all’area di Milazzo.

Tra questi reperti si possono citare i reperti provenienti dalle varie necropoli greche e romane presenti nell’isola, come parte dei corredi funebri, ceramiche tardo-corinze. Qui occorre precisare la natura di queste necropoli per avere un quadro più chiaro dei vari reperti conservati nel Museo.
Le prime necropoli ellenistiche sono quella di contrada Diana e di contrada S. Anna ed una necropoli del periodo romano e bizantino.

Alcuni cenni merita il settore dedicato all’archeologia marina attestante i reperti provenienti dai vari relitti presenti nei fondali che circondano l’arcipelago. Alcuni reperti si riferiscono ad una nave naufragata agli inizi dell’età del bronzo, alcune anfore dello stile greco-italico del IV secolo A.C. e cannoni in bronzo utilizzati probabilmente in una guerra nel XVII-XVIII secolo.

Infine occorre menzionare la Sezione dedicata alla vulcanologia che è stata realizzata per esplicare la formazione geologica dell’arcipelago. La sezione è divisa in tre parti, ognuna riferita ad un aspetto particolare: la prima è dedicata ad una introduzione alla Vulcanologia generale, la seconda si riferisce specificatamente all’arcipelago in questione, la terza offre degli spunti di riflessione su come le popolazioni isolane del passato hanno sfruttato le risorse naturali del loro centro.

Altro discorso è quello dedicato al Parco archeologico di Contrada Diana, sempre compreso nell’isola di Lipari.
Il Parco ha la funzione specifica di illustrare la base storica dell’isola stessa, illustrata dai vari scavi che sono stati qui effettuati.
Abbiamo, così, parte di un tratto murario costituito da blocchi squadrati appartenenti alla Lipari Greca, reperti di case relative all’età romana imperiale e che comunque non vanno ad oltrepassare la cinta muraria che delimita la parte greca dell’isola. All’esterno di queste mura si hanno, poi, i resti della necropoli già citata precedentemente.
Andando all’esterno del parco, inoltre sono visitabili i resti di un ipogeo funerario romano.

Il piccolo Museo presente nell’isola di Mozia, rientrante nel territorio provinciale di Trapani, va ricordato perchè permette di ammirare i reperti archeologici riguardanti questa piccola ma caratteristica roccaforte fondata dai Fenici. Tra tali esempi storici possiamo citare parte dei corredi funebri della necropoli fenicia presente nell’isola, le mashcere femminili provenienti dal tofdet ed anche reperti greci attestanti i contatti avvenuti tra le popolazioni dell’isola con i Greci presenti in Sicilia.

Da visitare e’ il Museo di Cesaro’ (Me) dove si trovano raccolti gli strumenti di lavoro antichi, legati alla cultura del secolo scorso, quelli relativi alla lavorazione del pane, alla lavorazione e produzione di formaggi, nonche’ un reperto legato alla raccolta dei costumi tipici della zona e delle fotografie che mostrano delle attivita’ agricole come la tosatura delle pecore.
Il Museo offre la possibilita’ di immergersi totalmente nelle tradizioni agricole siciliane di almeno 150 anni fa, evento non trascurabile che permette di scoprire realmente il fascino tipico della Sicilia.

All’interno della famosa Cava d’Ispica, un sito archeologico presente in provincia di Ragusa, recentemente e’ stata riaperto al pubblico, dopo una lunga fase di ristrutturazione, il Mulino-Museo “Cavallo D’Ispica”. Il Mulino ad acqua permette di ammirare un tipico spaccato dell’economia agricola siciliana con la ricostruzione di ambienti domestici coma la stanza da letto comprendente l’antica “naca u vientu” e l’angolo cottura, nonche’ ambienti lavorativi come la stalla che raccoglie gli utensili tipici del lavoro agricolo.

A Palazzolo Acreide – Sr – si trova la Casa-Museo del poeta ed antropologo Antonino Uccello. Attualmente, precisamente dal 1983, la Casa-Museo e’ gestita dalla Regione Siciliana che ha curato l’allestimento di una splendida collezione riguardante la cultura popolare del territorio ibleo. In effetti, qui si possono ammirare, in vari ambienti espositivi, una ingente raccolta di costumi, oggetti e testimonianze varie del folclore e delle tradizioni popolari. Tra l’altro, qui si possono ammirare il frantoio, la stalla e la casa del massaro.

FONTE: http://sicilyweb.com/turismo/musei.htm

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