Guida dei vini tu / più non mi guiderai…

Boicottare le guide del vino?

di Piero Valdiserra

2011.01.07 – Scriviamo con riferimento alla recente lettera aperta di Francesco Lambertini, titolare della Tenuta Bonzara, a Daniele Cernilli, direttore responsabile della Guida Vini d’Italia 2011 del Gambero Rosso.
In tale lettera il produttore felsineo ha stigmatizzato il trattamento negativo che la Guida ha riservato ai vini dei Colli Bolognesi negli ultimi due anni, da quando cioè è cambiato il responsabile regionale degli assaggi della nota pubblicazione romana; e ha preannunciato che – pur essendo lui un “sopravvissuto” nei giudizi della Guida in questione – non invierà più i campioni in degustazione per il futuro prossimo, in modo da alleviare così il “pietoso ufficio” di chi è costretto suo malgrado a valutare prodotti che non apprezza.
Sulla presa di posizione di Lambertini si sono prontamente allineati Francesco Cavazza Isolani, presidente del Consorzio dei Vini dei Colli Bolognesi, e alcuni dei maggiori produttori della zona, che hanno aderito all’idea di boicottare il rituale invio delle bottiglie alle selezioni annuali del Gambero Rosso.
Quanto sta accadendo fra i filari e nelle cantine del comprensorio petroniano è un sintomo. Un sintomo di un mondo che cambia, e non solo all’ombra delle Due Torri. Chi si sarebbe permesso, soltanto qualche anno fa, di contestare così platealmente e unitariamente l’insondabile responso oracolare dell’autorevole annuario capitolino?
Chi si sarebbe lanciato a dichiarare così apertamente – citiamo a caso quanto pubblicato in questi giorni – “non si può liquidare in questo modo una intera zona e il lavoro appassionato di tante persone e di tante famiglie che sta dietro a ogni bottiglia di vino di qualità”; oppure “i consumatori sono sempre più preparati e prendono il giudizio delle tante guide con il giusto distacco”; oppure ancora “forse le guide in generale non meritano tanto clamore”?
Il fatto è che la situazione sempre più dura del mercato del vino sta facendo giustizia dei tanti, troppi luoghi comuni che hanno prosperato indisturbati finché le cose andavano bene. Adesso che i consumi faticano a tenere il passo, adesso che il sistema – Paese, anziché sostenere le sue aziende, sembra penalizzarle ulteriormente con provvedimenti e con vincoli sconsiderati, adesso che la concorrenza si fa spietata, i produttori, semplicemente, si sono stufati di ascoltare la lezioncina di qualcuno che riceve campioni gratuiti e trancia giudizi sommari di ammissione o di bocciatura di un intero territorio. Se in tempi normali i verdetti annuali delle guide provocavano bisbigli, mugugni e ammiccamenti, in tempi di bufera commerciale sollevano vere e proprie bufere polemiche.
Questo dal lato della produzione. Ma anche dal lato dei consumi ci sono novità. Negli ultimi anni i neoappassionati del vino, i viandanti delle cantine dell’ultima ora, i parvenu di ogni tipo si sono buttati in massa alla scoperta delle delizie di vigneti, botti e barrique, con il lodevole zelo dei neofiti ma anche con le intemperanze e le rigidità dei medesimi. Ivi compresa l’osservanza maniacale e assoluta dei punteggi e delle classifiche delle guide. Ora le cose stanno cambiando, e sembra che il “guidismo” più esasperato stia perdendo terreno.
C’è la crescente consapevolezza che le guide sono sì uno strumento importante di orientamento dell’opinione pubblica, ma anche che non sono più l’unico vangelo in materia: molte sono infatti le fonti alternative di conoscenza del vino, scritte, orali, aneddotiche, personali, materiali… Per dirne una, a conferma del nuovo corso: la guida Slow Wine, uscita con la sua prima edizione nell’ottobre 2010, dichiara nell’introduzione di non voler giudicare i vini attraverso la lente dei punteggi, ritenuta “limitante”. E infatti di punteggi nel volume di Slow Food non ce ne sono.
E torniamo allora all’interrogativo di apertura di questo articolo: boicottare le guide del vino? Noi non sappiamo, né ci mettiamo a prevedere con la sfera di cristallo, se il trambusto scoppiato sui Colli Bolognesi sarà utile e contagioso per tutto il mondo di Bacco. Certo c’è la speranza che le guide di settore – anche grazie a questi importanti spunti di dibattito e di discussione allargata – vengano ricondotte a un ambito che riteniamo per loro più naturale: quello cioè di essere dei comodi baedeker, e al limite (nella versione punteggi e classifiche) degli eleganti giochi di società. Non diversamente dai cento libri, o cento quadri, o cento film, o cento canzoni da salvare…

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