Gli amministratori locali in fondo alla classifica italiana

Signori, siete stati sfiduciati!

di Antonio G. Pesce

2011.01.11 – La fortuna, quando arriva, arriva. È un inizio d’anno davvero fortunato per la Sicilia. Pare sia siciliano il vincitore della lotteria d’Italia. Un emigrante in cerca di fortuna a Genova. Il resto dei siciliani, invece, senza doversi spostare dall’Isola, hanno fatto tredici. E tredici anche per gli abitanti della provincia etnea. Peccato che, in questi ultimi due casi, la dea bendata avrebbe potuto fare a meno di passare dalle nostre parti.
È uscita la classifica Governance Poll, il sondaggio del Sole24ore sui presidenti di regione, di provincia e sui sindaci più stimati dal proprio elettorato. La Sicilia ha fatto tredici: Lombardo è al tredicesimo posto, come il suo eterno rivale Castiglione nella classifica delle province. In fondo alla a quella dei sindaci ci troviamo – ma guarda che sorpresa! – il sindaco di Catania, il senatore Stancanelli – ma qui il caso è da trattare con le pinze, dal momento che, a modesto avviso di chi scrive, si tratta di un caso “drammatico” (per quanto drammatiche possano essere le vicende della politica italiana, sempre in bilico tra farsa e siparietto).
Sono dati attendibili. Certo, si tratta di sondaggi, ma sono sondaggi che, quando vanno bene, solitamente vengono accreditati da coloro che, manco un paio di anni dopo, dovranno giustificarsi davanti al boia che credevano amico. Lombardo è tra questi. Perché perfino negli ultimi mesi, quando si è trattato di legittimare la propria posizione, ha tirato in ballo i dati passati. Ed ora? Ed ora c’è da spiegare perché, escludendo veneti, toscani e lombardi – si potrebbe sempre dire che i soldi tappino molti buchi – i siciliani stiano perdendo fiducia nel proprio governatore più che i calabresi in Scopelliti, i lucani in De Filippo, i liguri in Burlando. Perché Lombardo è un ‹‹ribaltonista››? Ma allora come spiegare il fatto che, nonostante Atene pianga, Sparta non rida? Castiglione è, egli pure, tredicesimo nella propria classifica. Prima di lui non ci sono solo gli spavaldi rappresentanti delle grandi metropoli, ma i suoi compagni di partito di Caserta, Pordenone, Isernia. Perfino quello di Catanzaro, Wanda Ferro, e di Ragusa, Giovanni Francesco Antoci.
Più grave la posizione di Stancanelli. Tra gli ultimi in Italia. E passi. Ma se guardiamo in fondo a alla classifica, vi scorgiamo nomi legati a vicende ben più pesanti da scontare che non qualche parola di troppo. Diciamoci la verità: Stancanelli non deve giustificare la propria estraneità ad un disastro come quello di Scaletta Zanclea, che ha pesato sulla credibilità di Buzzanca a Messina, né “Striscia la Notizia” lo ha messo in croce come, invece, ha fatto col sindaco di Palermo, Cammarata. Stancanelli non ha neppure la propria città su tutti gli schermi del mondo, come accade per la Napoli della Jervolino. Eppure è 99esimo. Gli altri sono, rispettivamente, al 100esimo posto, al 102esimo e al 103esimo. Chiudono una sfilza di città rette da commissari. Figurarsi.
Lo fa notare lo stesso giornale di Confindustria, che ha commissionato il sondaggio: va giù la politica siciliana. Perché? Perché sembriamo un altro mondo. Diciamolo con la crudezza che il caso merita. Siamo in un altro mondo. Un mondo fatto ancora di lazzi, frizzi, questioni non troppe chiare, altre assolutamente tenebrose. E soprattutto immobilità. Sembra che nessuno faccia in passo avanti. E, quel che è peggio, pare anzi che ci si metta d’impegno per non farlo fare neppure agli altri.
Lombardo e Castiglione scontano l’errore di aver promesso più di quanto abbiano mantenuto. La cura del primo ancora non la si vede (nonostante alcune cose buone), mentre la presenza dell’altro non si nota sul territorio (nonostante, poi, non manchi di attenzione alla vita sociale e culturale della provincia). Su Stancanelli pesa la vacuità dell’immagine che si è data. Chi è Stancanelli per la città che amministra? Dove vuole condurla? Cosa ne vuole fare? Sappiamo solo che considera il municipio “la sua casa”, e butta fuori chiunque gli protesti contro. Per il resto, Catania non era facile da gestire dopo il crollo economico, e meno lo si fa e più ingovernabile diventa.
Catania ha bisogno di una svolta. Ne ha bisogno la Sicilia tutta. L’elettorato non è così passivo come descritto da chi, poi, non ne tollera le scelte democratiche in cabina elettorale. E incomincia a muoversi. Come l’Etna: piccole scosse, poi silenzio. Ti svegli di soprassalto, magari un mese dopo, perché ti sta girando tutta la casa.

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